Il 9 marzo 1976 è una data che la Val di Fiemme non ha mai dimenticato. Quel pomeriggio, nella località Maso Teta, sul versante del Monte Cermis, una cabina della funivia che collegava la valle con le piste da sci precipitò improvvisamente nel vuoto. La causa fu la rottura della fune portante dell’impianto: un cedimento improvviso e devastante. La cabina, carica di turisti e lavoratori, stava compiendo il suo normale tragitto quando il sistema cedette. In pochi istanti il veicolo si staccò dalla linea e precipitò per centinaia di metri lungo il pendio innevato. L’impatto fu violentissimo. Dei 43 passeggeri a bordo, 42 persero la vita. Solo una persona riuscì a sopravvivere, gravemente ferita.
La tragedia scosse profondamente l’Italia e l’opinione pubblica internazionale. La Val di Fiemme, uno dei centri più frequentati del turismo alpino, si trasformò improvvisamente in luogo di lutto e sgomento. I soccorsi furono immediati ma resi difficili dalla zona impervia e dalle condizioni della montagna. Le indagini successive puntarono l’attenzione sulle condizioni tecniche dell’impianto e sui sistemi di sicurezza delle funivie dell’epoca.
A 50 anni di distanza, il ricordo della tragedia del Cermis resta un momento doloroso nella storia delle Alpi italiane. Ogni 9 marzo la comunità locale e i familiari delle vittime rinnovano la memoria di quelle 42 persone, ricordando quanto la sicurezza in montagna sia una responsabilità fondamentale.


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