Marzo 2026 potrebbe trasformarsi nel mese più spettacolare degli ultimi anni per osservare l’aurora boreale. Secondo gli esperti, la combinazione tra particolari condizioni astronomiche e l’alta attività del Sole rende questo periodo potenzialmente il migliore fino alla metà degli anni 2030. Il momento chiave sarà l’equinozio di primavera nell’emisfero Nord, il 20 marzo alle 15:46 ora italiana, quando il Sole attraverserà l’equatore celeste. In quei giorni la Terra si troverà “di lato” rispetto al Sole e, per alcune settimane prima e dopo l’equinozio, aumenta la probabilità che le particelle cariche provenienti dallo Spazio raggiungano l’atmosfera terrestre e producano spettacolari aurore. Non significa però che lo spettacolo sarà garantito ovunque: la visibilità dipenderà sempre dall’attività solare reale in quel momento.
Cos’è l’effetto equinozio
Gli scienziati chiamano questo fenomeno “effetto equinozio“. Fu descritto nel 1973 dai ricercatori Christopher Russell e Robert McPherron in uno studio pubblicato sul Journal of Geophysical Research. Secondo la loro teoria, in prossimità degli equinozi di marzo e settembre il campo magnetico del vento solare orientato verso Sud può annullare parzialmente quello terrestre orientato verso Nord. In pratica, è come se si aprisse una “porta” che consente a un numero maggiore di particelle energetiche di scorrere lungo le linee del campo magnetico e raggiungere l’alta atmosfera, dove collidono con ossigeno e azoto generando le tipiche luci colorate dell’aurora.
Il ruolo decisivo dell’attività del Sole
Quest’anno l’equinozio arriva in una fase particolare del ciclo solare. Il Sole sta uscendo dal cosiddetto massimo solare, il picco del suo ciclo di attività di circa 11 anni, durante il quale il magnetismo solare e il numero di macchie solari raggiungono valori elevati. Secondo NASA, National Oceanic and Atmospheric Administration e l’International Solar Cycle Prediction Panel, il massimo potrebbe essere stato raggiunto nell’ottobre 2024, anche se la conferma definitiva richiederà tempo.
Le macchie solari – regioni più fredde sulla superficie del Sole dove il campo magnetico è particolarmente intenso – sono l’indicatore principale dell’attività solare. Negli ultimi mesi il loro numero ha iniziato a diminuire e, secondo il Met Office, il trend suggerisce un graduale calo dell’attività. Questo significa meno brillamenti solari e soprattutto meno espulsioni di massa coronale, gigantesche nubi di particelle cariche che, quando colpiscono la Terra, possono scatenare aurore molto intense.
Un’occasione rara prima del prossimo ciclo
Proprio per questo marzo potrebbe rappresentare una finestra speciale. Lo Space Weather Prediction Center della NOAA prevede infatti che il prossimo ciclo solare, il numero 26, inizi tra il 2029 e il 2032, periodo in cui l’attività del Sole dovrebbe restare relativamente bassa. In altre parole, le condizioni favorevoli per aurore particolarmente forti potrebbero diventare più rare nei prossimi anni.
Dove e quando guardare il cielo
Nonostante le premesse promettenti, l’invito è alla cautela: tutto dipende da eventuali nuove macchie solari o eruzioni nelle settimane attorno all’equinozio. All’inizio di febbraio, ad esempio, una gigantesca macchia solare ha prodotto aurore visibili molto più a Sud del solito, ma quel fenomeno è poi venuto meno. Se un evento simile dovesse ripetersi a marzo, il cielo notturno potrebbe regalare uno spettacolo memorabile. In caso contrario, le aurore resteranno soprattutto alle latitudini più settentrionali. Insomma, marzo 2026 potrebbe davvero offrire la migliore opportunità per osservare l’aurora boreale in quasi un decennio. Come sempre però, quando si parla di Spazio e Sole, la parola finale spetta alla nostra stella.


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