Il dramma dell’acqua: 4 miliardi di persone vittime di grave scarsità per almeno un mese l’anno

Presentati a Roma il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2026 e il XVI Rapporto "Gli italiani e l’agricoltura"

Nonostante la Terra disponga di ampie risorse di acqua dolce, la loro distribuzione è drammaticamente diseguale: circa metà della popolazione mondiale vive una condizione di grave scarsità per almeno un mese all’anno. Un fenomeno che, alimentato dalla crisi climatica, non è più limitato alle zone aride ma sta diventando una realtà sistemica che colpisce oltre 4 miliardi di persone, rendendo i cicli naturali sempre meno prevedibili. È questo lo scenario delineato dal Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2026 intitolato “Acqua per ogni persona: pari diritti e opportunità”.

Il documento evidenzia un quadro complesso in cui la gestione dell’acqua non è solo una sfida ingegneristica o ambientale, ma una profonda questione di giustizia sociale e uguaglianza di genere. Nelle aree rurali e nei Paesi in via di sviluppo, l’onere dell’approvvigionamento ricade quasi interamente sulle spalle delle donne. Questo impegno quotidiano, stimato in 250 milioni di ore a livello globale, sottrae tempo prezioso all’istruzione, al riposo e ad attività generatrici di reddito, intrappolando intere generazioni in un ciclo di povertà. Il costo non è solo temporale, ma anche fisico e psicologico, esponendo donne e bambine a rischi per la salute e per la sicurezza durante i lunghi tragitti per raggiungere le fonti. La mancanza di servizi igienici e di acqua pulita per l’igiene mestruale porta a vergogna e assenteismo: si stima che 10 milioni di ragazze adolescenti (tra i 15 e i 19 anni), in 41 Paesi del mondo, abbiano perso scuola, lavoro o attività sociali tra il 2016 e il 2022.

La traduzione ufficiale italiana del Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche (UN-WWDR 2026) curata dalla Fondazione UniVerde con la supervisione del Programma UNESCO per la Valutazione globale delle acque (UNESCO WWAP) è stata presentata ieri pomeriggio a Palazzo Rospigliosi in occasione del convegno “Acqua, Agricoltura e Salute: innovazione e ricerca per la sicurezza, la qualità e la sostenibilità”, promosso da Fondazione UniVerde e Coldiretti, con il supporto di UNESCO WWAP, il patrocinio di Rai, la main partnership di Almaviva Group, la media partnership di Rai Italia e con event partner Acea Acqua, trasmesso in diretta streaming su Radio Radicale.

Il progetto editoriale che ha consentito di tradurre in italiano e presentare lo UN-WWDR 2026 in contemporanea con l’ONU a New York e l’UNESCO a Parigi – dove sono state presentate, rispettivamente, le versioni in lingua inglese e francese – è stato reso possibile grazie al sostegno di Acque del Sud, G.M.T., CiviSmart, E.P.M. ed il supporto di AVR Associazione italiana produttori Valvole e Rubinetti federata ANIMA Confindustria. Il Rapporto identifica il settore agricolo come il principale custode delle risorse idriche globali, riflettendo il ruolo vitale dell’agricoltura nella sicurezza alimentare e nella manutenzione dei territori. In questa prospettiva, l’attività agricola viene riconosciuta come motore di innovazione e resilienza: il rafforzamento delle imprese del primo settore, con un focus sulla valorizzazione del ruolo femminile, è indicato come la chiave per una gestione efficiente dell’acqua. Un messaggio che acquista un valore ancor più forte nel 2026, proclamato dall’ONU “Anno Internazionale della Donna Agricoltrice”.

Com’è ormai tradizione, in occasione dell’evento sono stati illustrati i dati del Rapporto “Gli italiani e l’agricoltura”, giunto alla XVI edizione, con focus su Acqua, agricoltura e climate change, realizzato dalla Fondazione UniVerde e Noto Sondaggi con la supervisione della Coldiretti e in collaborazione con ANBI e Fondazione Campagna Amica. Dall’analisi emerge che gli italiani convivono ormai con una “nuova normalità”, in cui il clima rappresenta oggi un elemento imprevedibile e pericoloso ma riconoscono (58%) l’importante lavoro di manutenzione del territorio da parte degli agricoltori. La preoccupazione più acuta è per il rischio alluvioni, con il 58% che esprime un livello di allerta massimo (voto 8-10); seguito a breve distanza dal rischio siccità, con il 54%. Se si guarda alle medie, il livello di apprensione rimane cristallizzato a un valore molto alto: 7,4 su 10 per entrambe le calamità.

Per tutelare la sicurezza alimentare e dei territori, l’83% degli intervistati ritiene urgente affrontare il cambiamento climatico sostenendo gli agricoltori. Per proteggere il patrimonio agricolo e agroalimentare italiano dai fenomeni estremi restano prioritari, per il 71% degli intervistati, interventi contro la siccità come risparmio idrico ed efficientamento. Cresce la percezione della necessità di elaborare piani di adattamento specifici per il settore agricolo (54%, ben +8% rispetto al precedente rapporto).

Il convegno è stato aperto dagli indirizzi di saluto di Vincenzo Gesmundo (Segretario Generale di Coldiretti): “La disponibilità di acqua è centrale per la vita delle persone e per le nostre eccellenze agroalimentari e non può continuare ad essere gestita in maniera emergenziale: non possiamo immaginare che i cittadini italiani debbano salire su un camion per andare a prendere l’acqua con le taniche né che gli agricoltori vedano i propri raccolti cancellati o i loro animali morire di sete a causa della siccità. Dotare il Paese di un’infrastruttura che garantisca la disponibilità della risorsa idrica è diventato un fattore strategico che non può essere ulteriormente rimandato. È per questo che torniamo a rilanciare la nostra proposta di un piano di invasi con sistemi di pompaggio per produrre energia elettrica e raccogliere acqua piovana, così da renderla disponibile quando serve”.