ISTAT: nel 2025 nascite ancora in calo, l’Italia è il Paese più anziano dell’UE

Il processo di invecchiamento interessa l'Unione Europea nel suo insieme. Diminuisce il peso della popolazione giovanile e in età lavorativa mentre cresce quello degli individui sopra i 65 anni

Nel 2025 le nascite in Italia sono state 355mila, con una diminuzione del 3,9% sul 2024, mentre i decessi sono 652mila, in calo dello 0,2%, secondo quanto rivelato dal report dell’ISTAT sugli indicatori demografici 2025 pubblicato oggi. Il saldo naturale (ovvero la differenza tra nascite e decessi) è ampiamente negativo (circa -296mila unità), peggiorato rispetto al 2024 quando risultò pari a -283mila. Le immigrazioni dall’estero, 440mila, pur diminuendo di 12mila unità rispetto al 2024 (-2,6%) si mantengono solide, a conferma del notevole livello di attrattività del Paese. Scendono sensibilmente le emigrazioni per l’estero, 144mila, ben 45mila in meno rispetto all’anno precedente (-23,7%). In questo quadro il saldo migratorio con l’estero resta non solo molto positivo (+296mila) e tale da compensare pressoché integralmente il deficit dovuto alla dinamica naturale, ma cresce anche di 33mila unità sul 2024.

Al 1° gennaio la popolazione residente in Italia è pari a 58 milioni 943mila individui (dati provvisori), risultando stabile rispetto alla stessa data dell’anno precedente (-636 unità), secondo il report dell’ISTAT sugli indicatori demografici 2025 pubblicato oggi. Il tasso di crescita vicino allo zero è in miglioramento rispetto a quelli registrati nei due anni precedenti (-0,5 per mille del 2024 e -0,4 per mille nel 2023), ma le dinamiche demografiche sono in stretta continuità con quanto osservato negli anni recenti: l’Italia rimane un Paese nel quale una dinamica migratoria molto positiva riesce a contrastare un ricambio naturale ampiamente negativo e nel quale la popolazione continua a invecchiare. Sul piano territoriale si osservano delle differenze: al Nord la popolazione aumenta del 2,2 per mille, nel Centro rimane costante (0,0 per mille), mentre il Mezzogiorno continua a registrare perdite (-3,1 per mille). La popolazione risulta in aumento soprattutto in Trentino-Alto Adige (+4,2 per mille), in Emilia-Romagna (+3,4 per mille) e in Lombardia (+3,2 per mille). Le regioni in cui si riscontra il maggior calo demografico sono la Basilicata (-9,0 per mille), il Molise (-6,5 per mille) e la Sardegna (-5,1 per mille).

L’Italia è il Paese più anziano dell’UE

Al primo gennaio 2026 si stima un’età media della popolazione residente di 47,1 anni, in crescita di mezzo punto decimale (sei mesi) rispetto al 1° gennaio 2025. Il Centro si conferma la ripartizione più anziana (47,7 anni, oltre sei punti decimali sopra la media nazionale), seguita dal Nord (47,3 anni), mentre il Mezzogiorno rimane la ripartizione più giovane (46,4 anni), sottolinea l’ultimo report dell’ISTAT. La popolazione fino a 14 anni è pari a 6 milioni 852mila individui (11,6% del totale), in calo di 168mila unità rispetto al 2025. La popolazione in età attiva (15-64enni) ammonta a 37 milioni 270mila (63,2% del totale), con una riduzione di 73mila individui sull’anno precedente. Gli over 65enni sono 14 milioni 821mila (25,1% del totale), oltre 240mila in più rispetto all’anno precedente. Crescono gli ultra-ottantacinquenni che raggiungono i 2 milioni 511mila individui (+101mila) e rappresentano il 4,3% della popolazione totale.

Infine, gli ultracentenari ammontano a 24mila e 700 unità, oltre 2mila in più rispetto all’anno precedente. Il processo di invecchiamento interessa l’Unione Europea nel suo insieme. Diminuisce il peso della popolazione giovanile e in età lavorativa mentre cresce quello degli individui sopra i 65 anni. Al primo gennaio 2025, nell’Ue27, i giovani di età compresa tra 0 e 14 anni rappresentano il 14,4%, le persone in età attiva il 63,6%, gli anziani il 22,0%. Le quote più elevate di giovani si osservano in Irlanda (18,5%), Svezia (16,8%) e Francia (16,6%). L’Italia presenta la percentuale più bassa di giovani (11,9%) e la maggiore di anziani (24,7%), Questo squilibrio si riflette nell’età mediana, pari a 49,1 anni in Italia, oltre quattro anni in più rispetto alla media Ue27 (44,9 anni), quasi 10 anni in più rispetto all’Irlanda (39,6) che presenta il valore minimo.