La crisi in Medio Oriente rischia di avere ripercussioni sulla catena di approvvigionamento globale dei semiconduttori, mentre cresce la preoccupazione per la possibile chiusura di fatto dello stretto di Hormuz. Lo riferisce oggi Nikkei Asia. Il consigliere politico dell’ufficio presidenziale sudcoreano Kim Yong-beom ha affermato che la situazione nella regione rappresenta “una crisi che riguarda tutti i paesi” e ha invitato ministeri e agenzie competenti a preparare contromisure. Il ministero sudcoreano del Commercio, industria ed energia ha avviato un’indagine sull’offerta e la domanda di 14 materiali e tipologie di apparecchiature utilizzate nella produzione di semiconduttori per le quali il paese dipende fortemente dal Medio Oriente.
Tra le principali preoccupazioni di Seoul vi è l’elio, un materiale essenziale per il raffreddamento dei wafer nei processi produttivi. Il Qatar è uno dei principali fornitori e nel 2025 ha rappresentato il 65% delle importazioni sudcoreane di elio. Il 4 marzo QatarEnergy ha dichiarato lo stato di forza maggiore, una decisione che libera la società statale dagli obblighi di fornitura verso i clienti e che potrebbe riguardare anche elio e gas naturale liquefatto.
La situazione
Preoccupazioni emergono anche per la disponibilità del bromo, utilizzato nella formazione dei circuiti dei semiconduttori, la cui produzione è concentrata in Israele e Giordania. La Corea del sud dipende da Israele per il 98% delle importazioni di questo materiale. Anche Taiwan segue con attenzione l’evoluzione della situazione, in particolare per le forniture di gas naturale liquefatto utilizzato per la produzione di energia.
Dopo la chiusura dell’ultima centrale nucleare nel 2025, il Gnl rappresenta circa il 50% del mix energetico dell’isola e il Qatar copre circa un terzo delle importazioni. Secondo stime del Boston consulting group e della Semiconductor industry association, Corea del sud e Taiwan rappresentano ciascuna circa il 18% della capacità globale di produzione di semiconduttori, mentre il Giappone ne detiene circa il 15%. Un eventuale prolungamento della crisi in Medio Oriente che colpisca l’approvvigionamento di materie prime ed energia potrebbe quindi avere effetti rilevanti sulla produzione mondiale di chip.


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