Il patrimonio culturale dell’umanità non riposa solo nei musei o tra le rovine illuminate dal sole: una parte inestimabile della nostra storia giace silenziosa sotto il livello del mare. Città romane inghiottite dalle acque, antichi relitti carichi di anfore e strutture preistoriche formano un archivio sommerso di valore incalcolabile. Tuttavia, questo archivio è oggi sotto attacco da un nemico invisibile ma potente: il cambiamento climatico. Una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), guidata da Luigi Germinario dell’Università di Padova in collaborazione con Stuart J. McLelland e Claudio Mazzoli, lancia un allarme chiaro: l’intensificazione delle tempeste sta accelerando l’erosione di questi siti in modo irreversibile.
Un “laboratorio degli abissi” per misurare il danno
Per capire come le correnti marine stiano letteralmente “grattando via” la storia, il team di ricerca non si è limitato alle osservazioni sul campo, ma ha ricostruito in laboratorio un vero e proprio stress test per l’antichità.
Il processo è iniziato all’interno di speciali canali idraulici, dove i ricercatori hanno condotto i cosiddetti flume experiments. Qui, hanno ricreato artificialmente la forza delle correnti generate dalle tempeste per osservare come l’acqua interagisca con i materiali archeologici. Grazie all’uso di sofisticate modellazioni tridimensionali delle superfici, gli scienziati hanno potuto analizzare al microscopio come la velocità dell’acqua e la presenza di sedimenti sospesi – che agiscono come una sorta di “carta vetrata” liquida – modifichino e levighino i manufatti. Infine, questi dati sperimentali sono stati incrociati con modelli climatici globali, permettendo di prevedere come la frequenza e l’intensità delle future tempeste influenzeranno la conservazione dei reperti nei decenni a venire.
Il rischio raddoppia: dalle zone tropicali al caso Baia
Le conclusioni tratte dallo studio delineano un futuro preoccupante, specialmente se non riusciremo a porre un freno alle emissioni di gas serra. In uno scenario caratterizzato da alte emissioni, i ricercatori stimano che il rischio di danni permanenti per il patrimonio subacqueo potrebbe addirittura raddoppiare rispetto ai livelli attuali.
Questa minaccia non colpirà il globo in modo uniforme: l’impatto sarà particolarmente violento nelle regioni tropicali, dove i fenomeni meteorologici estremi sono per natura più intensi. Tuttavia, il pericolo bussa anche alle porte di casa nostra. Lo studio cita come esempio emblematico il Parco Archeologico Sommerso di Baia, la “Las Vegas” dell’antica Roma situata nel Golfo di Pozzuoli. In luoghi come questo, anche una singola tempesta estrema può sprigionare un’energia tale da compromettere in poche ore dettagli architettonici e storici che erano sopravvissuti per millenni.
Verso nuove strategie di tutela
Il tempo della sola osservazione è finito. Gli autori della ricerca sottolineano l’urgenza di integrare la scienza del clima direttamente nelle politiche di tutela dei beni culturali. Non basta più mappare ciò che giace sul fondo del mare: occorre prevedere come l’energia degli oceani cambierà per sviluppare strategie di adattamento e barriere protettive efficaci.
Preservare queste testimonianze non è solo una missione per archeologi romantici, ma una necessità scientifica: ogni relitto che si sgretola o ogni mosaico che sbiadisce sotto i colpi delle correnti è una pagina strappata dal libro della storia umana che non potremo mai più recuperare.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?