Mentre ci avviciniamo alla fine di marzo 2026, il mondo dell’automotive assiste a un passaggio di testimone che segna la fine di un’epoca. Come riportato da Teslarati, Tesla ha ufficialmente dato il via al processo di sunsetting (dismissione) per le sue due ammiraglie storiche: la berlina di lusso Model S e il SUV dalle ali di falco Model X. La decisione, confermata direttamente da Elon Musk durante l’ultima chiamata con gli investitori, non è una sorpresa assoluta ma assume oggi i contorni della definitività. Con il mercato sudcoreano che ha già fissato il 31 marzo 2026 come termine ultimo per i nuovi ordini, la produzione globale si fermerà definitivamente entro la fine del secondo trimestre (giugno 2026), mettendo fine a una gloriosa carriera iniziata nel lontano 2012.
Dalle stelle alla storia: il peso di un’eredità insostituibile
Non si può parlare della fine di questi modelli senza riconoscere che senza di loro Tesla non esisterebbe. La Model S è stata l’auto che ha strappato il concetto di veicolo elettrico dal ghetto dei “carrelli da golf” per proiettarlo nel firmamento delle supercar e delle berline di alta classe, dimostrando che l’elettrico poteva essere sexy, veloce e incredibilmente tecnologico. La Model X, con la sua complessità ingegneristica e le sue porte spettacolari, ha sfidato le convenzioni dei SUV familiari. Nel marzo 2026, tuttavia, il mercato parla chiaro: con appena 50.000 unità vendute complessivamente nel 2025 (pari a circa il 3% delle consegne totali del brand), queste ammiraglie hanno completato la loro missione, lasciando il testimone ai campioni di vendite Model 3 e Model Y.
Il “sacrificio” di Fremont: fare spazio al sogno di Optimus
La motivazione dietro questa drastica scelta industriale risiede in una parola: priorità. Musk ha descritto l’addio a Model S e X come un “honorable discharge” (un congedo con onore), necessario per liberare risorse cruciali. Le linee di assemblaggio dello storico stabilimento di Fremont, in California, non rimarranno vuote a lungo; verranno infatti interamente riconvertite per la produzione di massa del robot umanoide Optimus. Nel 2026, la visione di Tesla si è spostata definitivamente dall’essere un semplice produttore di auto a diventare un’azienda di intelligenza artificiale e robotica fisica. Sacrificare due modelli di nicchia per puntare alla produzione di un milione di robot l’anno è una scommessa audace che definisce il nuovo volto della compagnia in questa metà del decennio.
Cosa cambia per i proprietari e i futuri collezionisti
Per chi possiede già una Model S o una Model X, la notizia non deve spaventare. Tesla ha confermato che il supporto software, gli aggiornamenti via cavo e la rete di assistenza rimarranno pienamente operativi per gli anni a venire. Anzi, nel marzo 2026, si prevede che questi modelli possano vivere una seconda giovinezza sul mercato dell’usato e del collezionismo, diventando oggetti di culto per chi ha vissuto la prima ondata della rivoluzione elettrica. La versione Plaid, con le sue prestazioni ancora oggi ai vertici del settore, rimarrà probabilmente il canto del cigno di una piattaforma che ha definito gli standard di un’intera industria per oltre un decennio.
Un futuro senza volante e verso l’autonomia pura
La dismissione dei modelli S e X riflette anche un cambiamento filosofico nel design dei veicoli Tesla. Nel 2026, l’azienda è proiettata verso la produzione di veicoli ottimizzati esclusivamente per l’autonomia senza supervisione, come il Cybercab. Le ammiraglie storiche, progettate in un’era in cui il guidatore era ancora al centro di tutto, iniziano a sembrare vestigia di un passato analogico in un mondo che corre verso il trasporto robotizzato. Chiudere queste linee produttive significa scommettere tutto sul fatto che, entro la fine del 2026, il valore di Tesla non sarà più misurato nel numero di sedili in pelle venduti, ma nella potenza di calcolo e nell’efficienza dei suoi algoritmi di guida.


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