L’origine dei vertebrati: i fossili cinesi riscrivono la storia dei pesci ossei

Un viaggio di 436 milioni di anni attraverso le scoperte di Eosteus e Megamastax che svelano come si è evoluta la dentatura e la struttura dei moderni vertebrati

Il panorama della paleontologia mondiale è stato scosso dalla recente pubblicazione di due studi fondamentali sulla rivista Nature, i quali gettano una nuova luce sulle prime fasi evolutive degli osteitti, comunemente noti come pesci ossei. Questa classe di animali non comprende solo la stragrande maggioranza dei pesci attuali, ma rappresenta il ceppo ancestrale da cui sono derivati tutti i vertebrati terrestri, inclusi gli esseri umani. Fino ad oggi, la nostra comprensione dei passaggi evolutivi che hanno portato alla diversificazione di questo gruppo era pesantemente limitata dalla natura frammentaria dei reperti risalenti al periodo Siluriano. Tuttavia, il ritrovamento di fossili eccezionalmente conservati e articolati in Cina, descritti dai team guidati da ricercatori come You-an Zhu e Jing Lu, permette finalmente di colmare un vuoto morfologico durato milioni di anni.

La rivoluzione paleontologica del Siluriano cinese

Le nuove scoperte provengono da due siti cruciali nel sud-ovest della Cina: il giacimento di Chongqing e la Formazione Kuanti nella provincia dello Yunnan. Questi luoghi hanno restituito esemplari che risalgono a un’epoca compresa tra 444 e 419 milioni di anni fa, un periodo in cui i vertebrati con mascelle stavano iniziando la loro ascesa nei mari preistorici. La notizia della pubblicazione di questi studi è di vitale importanza perché gli osteitti costituiscono oggi circa il 98% di tutte le specie di vertebrati viventi. Prima di queste ricerche, i fossili articolati di questo gruppo precedenti al Devoniano erano estremamente rari, lasciando gli scienziati nell’incertezza sulla sequenza esatta di acquisizione dei caratteri tipici della stirpe ossea. Grazie a tecniche avanzate come la tomografia computerizzata ad alta risoluzione (HRCT), i ricercatori hanno potuto esaminare dettagli anatomici interni ed esterni precedentemente invisibili, rivelando una complessità inaspettata nelle forme di vita del Siluriano.

Eosteus chongqingensis l’antenato più antico mai scoperto

Il primo dei due studi presenta una scoperta senza precedenti: Eosteus chongqingensis, un piccolo pesce osseo di lunghezza inferiore ai 3 centimetri che rappresenta attualmente il più antico osteitto articolato mai riportato. Rinvenuto nel Chongqing Lagerstätte e risalente a circa 436 milioni di anni fa, questo minuscolo vertebrato esibisce un corpo fusiforme che anticipa la sagoma dei pesci moderni. Nonostante le dimensioni ridotte, la sua importanza scientifica è colossale, poiché possiede una combinazione di tratti primitivi e derivati che lo pongono alle radici dell’albero evolutivo degli osteitti. Eosteus presenta infatti spine nelle pinne pettorali, dorsali e anali, una caratteristica che finora era stata osservata quasi esclusivamente nei condroitti staminali, ovvero gli antenati dei pesci cartilaginei come gli squali, e in alcuni placodermi. Questa sovrapposizione di caratteri suggerisce che molte strutture anatomiche che oggi consideriamo distintive di gruppi separati fossero in realtà parte di un patrimonio comune ai primi vertebrati gnatostomi.

L’anatomia di Megamastax e il segreto dei cuscini dentali

Mentre Eosteus stupisce per la sua antichità e piccolezza, il secondo studio si concentra su un gigante del suo tempo: Megamastax amblyodus. Conosciuto in precedenza solo per frammenti isolati di mascelle, il nuovo materiale fossile descritto include un cranio completo e parte del tronco, rivelando dettagli inediti su quello che è considerato il più grande vertebrato pre-devoniano conosciuto fino ad oggi. L’aspetto più affascinante di Megamastax, vissuto circa 423 milioni di anni fa, risiede nella sua organizzazione dentale. A differenza dei pesci ossei moderni, che presentano file di denti integrate in ossa mascellari continue, Megamastax possedeva un’arcata dentale interna composta da una serie di “cuscini dentali” discreti, ciascuno montato su una propria base di attaccamento individuale. Questa scoperta è cruciale perché conferma che i cuscini dentali isolati trovati in altri siti appartenevano effettivamente alla dentatura di pesci ossei primitivi, chiarendo come si sia evoluto l’apparato boccale dei vertebrati superiori.

Come i nuovi fossili colmano il vuoto evolutivo dei vertebrati

L’analisi filogenetica condotta su questi nuovi esemplari permette di ricostruire con maggiore precisione la sequenza di acquisizione dei caratteri lungo il fusto evolutivo degli osteitti. Eosteus e Megamastax si posizionano come tasselli intermedi che collegano i vertebrati basali alle forme più evolute che domineranno i periodi successivi. Ad esempio, Megamastax mostra tratti tipici dei pesci ossei nel dermatocranio, come la muta dei denti per riassorbimento e la presenza di ossa extrascapolari, ma conserva un’architettura delle arterie dorsali che ricorda i pesci cartilaginei. Allo stesso modo, Eosteus manca di lepidotrichia (i raggi ossei delle pinne tipici degli osteitti moderni), ma possiede fulcri caudali e una singola pinna dorsale, tratti che lo avvicinano agli attinotterigi, i pesci a pinne raggiate. Queste scoperte indicano che la radiazione dei pesci ossei nel Siluriano è stata molto più estesa e morfologicamente diversificata di quanto ipotizzato in passato, gettando le fondamenta per il successo evolutivo che porterà questo gruppo a dominare ogni ecosistema acquatico e terrestre del pianeta.