Un’allerta annunciata da giorni. Il Centro Nazionale di Meteorologia saudita (NCM) aveva già diramato un’allerta meteo per più giorni, valida dal 6 al 10 marzo, per temporali da moderati a forti, piogge abbondanti, grandinate e venti forti su vaste aree del Regno. Nel quadro di questa allerta, la regione di Riyadh risultava tra le più esposte, con una menzione specifica delle aree interne più soggette a convezione intensa e quindi fenomeni potenzialmente estremi. È così è stato. Secondo il bollettino dell’NCM, i rovesci più violenti hanno raggiunto un’intensità dell’ordine di 50 mm/h, accompagnati da raffiche discendenti (downburst) sui 50–60 km/h, allagamenti e grandine di grosse dimensioni.
Quando parliamo degli eventi alluvionali negli Emirati Arabi Uniti o più in generale della penisola arabica non dobbiamo pensare che si tratti sempre di un’eccezionalità. Generalmente il grosso delle piogge cade fra novembre e marzo e quindi il periodo in cui si è registrata questa tempesta combacia con la storicità delle alluvioni di quei luoghi. Inoltre ogni anno dovrebbe piovere per un totale di 25 giorni e quando piove generalmente non si tratta di piogge deboli ma di piogge molto forti, perché stiamo parlando comunque di una zona tra subtropicale e tropicale.
Ciò vuol dire che c’è sempre forte energia in gioco e questo perché la penisola arabica si affaccia sul Mare Arabico che è un’area dove si formano talvolta anche dei cicloni, i quali poi vanno a interessare generalmente l’Oman, tra giugno e ottobre.



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