Meteo, Allerta El Niño: il modello europeo ECMWF segnala un riscaldamento violento del Pacifico che potrebbe replicare gli eventi storici del 1997 e del 2015

Il passaggio da La Niña a una fase di forte riscaldamento oceanico potrebbe avvenire in tempi sorprendentemente rapidi, riattivando le onde di Kelvin e ridisegnando la distribuzione di piogge e siccità nel mondo

Sotto la superficie dell’oceano Pacifico, un rapido riscaldamento delle acque sta per emergere alla grande, tanto che gli ultimi aggiornamenti del modello europeo ECMWF lo definisce violento. Se infatti dovessero essere confermate le attuali proiezioni meteorologiche, entro la fine del 2026 il settore equatoriale centro-orientale potrebbe trovarsi con valori termici superiori ai +2°C, soglia che sancirebbe la nascita di un El Niño di rara potenza. Ciò che ci lascia attoniti non è solo l’intensità, ma la velocità spasmodica di questa metamorfosi.

Il passaggio da La Niña a un riscaldamento stratosferico così deciso avverrebbe quindi in un breve lasso di tempo, senza considerare l’immenso serbatoio di calore rimasto latente nelle profondità oceaniche.

Effetti El Niño 2026 ECMWF

Questo surplus di energia, pronto a muoversi verso levante attraverso le onde di Kelvin non appena gli alisei allenteranno la loro morsa, riporta alla mente i fantasmi del 1997 e del 2015. La struttura delle anomalie previste, infatti, ricalca quella dei grandi eventi del passato, con il calore che preme con forza contro le coste americane.

Le ripercussioni di un simile assetto non tarderebbero a manifestarsi su scala globale, ridisegnando la distribuzione delle piogge e della siccità. Mentre il continente marittimo, l’Indonesia e le terre dell’Australia settentrionale rischierebbero di finire sotto una siccità straordinaria, anche il Corno d’Africa e il settore equatoriale del continente africano vedrebbero drasticamente ridursi le precipitazioni.

Situazione La Niña e El Niño

El Niño, in pratica, agisce come un freno sulla circolazione monsonica, minacciando di strozzare le piogge vitali per l’India e il Sud-est asiatico, mentre sul versante atlantico Caraibi e America Centrale potrebbero trovarsi a gestire una prolungata penuria di piogge a causa della conseguente soppressione della convezione.

Ma si sa, l’atmosfera compensa sempre altrove questi squilibri, tra l’altro anche con violenza parossistica. Laddove la convezione pacifica dovesse trovare terreno fertile, regioni come l’Asia orientale e le aree subtropicali del Sud America potrebbero trovarsi sotto la minaccia di piogge torrenziali, con il rischio concreto di innescare movimenti franosi e inondazioni catastrofiche.

In questo mosaico di incertezze, non bisogna però dimenticare che il riscaldamento globale antropico funge da scheggia impazzita, capace anche di distorcere le teleconnessioni e di deviare il segnale classico ENSO. Le mappe ECMWF, quindi, non vanno lette come una sentenza, bensì come un avviso probabilistico all’interno di un sistema sempre più turbolento e meno prevedibile.