Nelle ultime ore, una violenta ondata di maltempo causata dal ciclone Deborah, ha colpito parte della Bulgaria e della vicina Romania, accompagnata da grandine di grosse dimensioni e fenomeni vorticosi. A Krumovgrad, nel sud del Paese, la tempesta ha portato piogge intense, raffiche di vento e grandine grande come noci, caduta per pochi minuti ma con una tale intensità da imbiancare le strade e causare danni a veicoli e abitazioni.
Poche ore dopo, un tornado è stato osservato a pochi chilometri da Ruse, sul confine con la Romania. Le immagini, circolate rapidamente sui social, provengono dal vicino centro di Cernetu, nella contea rumena di Teleorman, a nord del Danubio. Si è trattato di un vortice localizzato, tipico dei forti temporali primaverili con sviluppo verticale e forti contrasti termici.

Secondo le agenzie meteo nazionali, l’episodio rientra in una tipica fase di tempo instabile che interessa l’area balcanica, dove masse d’aria più calde e fronti freddi creano le condizioni ideali per temporali intensi e fenomeni come grandinate o trombe d’aria, soprattutto tra Sud e Est della Bulgaria e nelle regioni limitrofe della Romania.
Tra Bulgaria e Romania, tra grandine e tornado, non si tratta di fenomeni “impossibili”, ma neppure di qualcosa di quotidiano. Le grandinate forti sono più frequenti, soprattutto dalla primavera all’estate: le masse d’aria calda e umida che risalgono dai Balcani e dal Mediterraneo si scontrano con aria più fresca in quota e danno vita a temporali esplosivi, capaci di produrre chicchi di ghiaccio di dimensioni notevoli. In molte zone rurali e urbane, ogni anno si registrano danni a colture, tetti e auto proprio a causa della grandine.
I tornado e le trombe d’aria, invece, sono decisamente più rari e molto più locali. Si formano solo quando la tempesta trova le condizioni perfette: forte instabilità, vento che cambia intensità e direzione con la quota e un temporale organizzato. Per questo motivo, anche se ogni anno si segnalano alcuni casi tra Bulgaria e Romania, parliamo di numeri bassi rispetto alle aree più colpite d’Europa o, ancora di più, rispetto agli Stati Uniti.


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