Meteo, possibile Medicane sul Sud Italia: ciclone fino a 970 hPa tra Ionio e Sicilia, rischio piogge torrenziali e venti di tempesta

La dinamica prevista richiama quella dei cicloni mediterranei, fenomeni rari ma potenzialmente molto impattanti per il territorio

Un inizio di aprile con un possibile ‘Medicane’ alle porte del Sud Italia: i modelli lo stanno fiutando, ma la prudenza resta d’obbligo. Nelle ultime corse del modello europeo ECMWF, infatti, è comparso uno scenario decisamente particolare: tra fine marzo e i primissimi giorni di aprile potrebbe formarsi un ciclone molto profondo sul Mediterraneo meridionale, a sud dell’Italia, con caratteristiche simili a quelle di un ‘Medicane’, cioè un uragano in miniatura. Secondo le ultime simulazioni, il vortice potrebbe scavarsi fino a valori di pressione intorno ai 970–975 hPa, presentando un centro ben definito, forte attività temporalesca attorno al ‘cuore’ del sistema e venti di tempesta.

Anomalie geopotenziali 500 hPa fine marzo

Con il termine “Medicane” si indica un ciclone particolare che nasce nel Mediterraneo e che può assumere un aspetto simile a quello di un uragano: nucleo caldo, un possibile “occhio” al centro, bande di piogge intense e venti molto forti attorno.

A differenza degli uragani tropicali veri e propri, però, questi sistemi si sviluppano in presenza di aria fredda in quota e su mari meno caldi, frutto dell’incontro tra dinamiche tipiche delle perturbazioni atlantiche e processi più simili al mondo tropicale.

Se lo scenario venisse confermato, le aree più coinvolte sarebbero soprattutto le regioni del Sud, in particolare il versante ionico, ed il medio-basso versante adriatico: Sicilia, Calabria, Puglia, Molise e Abruzzo potrebbero fare i conti con piogge molto intense concentrate in poche ore, forti raffiche di vento e mareggiate sulle coste esposte.

Venti a 300 hPa fine marzo

In situazioni di questo tipo non sono da escludere allagamenti rapidi, criticità idrogeologiche nei settori più fragili e una vivace attività temporalesca, con molti fulmini e locali grandinate.

È però importante sottolineare che si parla ancora di uno scenario a diversi giorni di distanza: la posizione esatta del vortice, la sua intensità e perfino la reale natura del sistema in questione possono cambiare sensibilmente con i prossimi aggiornamenti.

Vi invitiamo quindi alla prudenza: niente allarmismi, ma nemmeno sottovalutazione di un possibile evento raro per il periodo, da seguire passo dopo passo con gli aggiornamenti ufficiali dei centri meteo e della Protezione Civile.

Negli ultimi decenni l’Italia è già finita più volte sulla traiettoria dei cosiddetti ‘Medicane’, i cicloni mediterranei che possono assumere tratti simili a quelli di un uragano in miniatura. Questi episodi, pur rari, hanno lasciato il segno soprattutto sulle regioni del Sud e sulle isole maggiori. Tra i precedenti più seri c’è il ciclone “Cornelia” dell’ottobre 1996, che attraversò il Tirreno e colpì Sicilia e Calabria con piogge molto intense, mare molto agitato e raffiche di vento violente. In diverse località si registrarono danni a infrastrutture costiere e disagi alla navigazione.

Un altro episodio di rilievo è quello di dicembre 2005, noto come “Zeo”, sviluppatosi tra il Canale di Sicilia e il mar Libico: pur restando in gran parte sul mare, riuscì comunque a investire la Sicilia con venti tempestosi e piogge a carattere alluvionale, causando danni e criticità diffuse. Nel novembre 2014 un sistema battezzato “Vega” interessò il basso Ionio e il settore sud-orientale della Sicilia, in particolare il Siracusano, con nubifragi, allagamenti e mareggiate lungo le coste esposte. Pochi giorni dopo, a inizio dicembre, un altro ciclone, “Xandra”, mostrò caratteristiche simili sul Tirreno, portando maltempo intenso anche sulle coste del Lazio.

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