Sull’Appennino tra Toscana ed Emilia l’inverno ha deciso di prendersi la sua rivincita proprio quando il calendario segna ormai la primavera. Un’irruzione di aria gelida dal Nord Europa ha raggiunto il Centro Italia, trasformando in poche ore i boschi del Casentino e i santuari di La Verna e dell’Eremo di Camaldoli in una Lapponia in miniatura poco sopra i mille metri di quota. All’alba, i frati e i pochi presenti sui monti si sono svegliati in un silenzio ovattato, rotto solo dallo scricchiolio della neve fresca sotto i passi.
I viottoli che portano alle chiese, ai chiostri e agli alloggi dei pellegrini sono diventati corridoi scavati tra muri bianchi alti fino alla vita, mentre i tetti delle strutture religiose spariscono sotto una spessa coltre di neve. In alcuni punti, vicino alle pareti di roccia, la neve supera il metro di altezza, accumulata dal vento che per tutta la notte scorsa ha soffiato con veemenza.

Lungo la strada provinciale che sale a La Verna, la nevicata intensa ha creato non pochi problemi. Un autobus turistico con 58 pellegrini, molti dei quali anziani, è rimasto bloccato a circa quattro chilometri dal paese di Chiusi della Verna, intrappolato da cumuli di neve che rendevano impossibile proseguire nonostante il lavoro degli spazzaneve. I carabinieri hanno organizzato un vero e proprio servizio navetta con le auto di servizio, accompagnando gruppetti di persone verso luoghi sicuri e aiutando chi aveva più difficoltà a muoversi: una scena fuori dal tempo, con le luci blu che tagliavano la bufera e le sagome dei pellegrini che avanzavano tra i fiocchi.
Intanto, lassù, nei pressi dei santuari, la neve cadeva fitta con fiocchi piccoli e ghiacciati, segno dell’aria molto fredda in quota. Sulle pietre dei chiostri e sulle rocce si sono formate lunghe stalattiti di ghiaccio, che scendono come lame lucide sopra il ‘tappeto’ immacolato che ricopre cortili e scalinate. Camminare tra quelle mura significa immergersi in una cartolina d’altri tempi: impronte che si stampano perfette nella neve soffice, luci soffuse che filtrano dalle finestre e ovunque quel bianco uniforme che cancella contorni, rumori e colori.

La causa di questo colpo di coda invernale è dovuta al ciclone Deborah che ha raggiunto il nostro Paese, facendo crollare le temperature di oltre 10/15 gradi in meno di due giorni e riportando la neve fino alle quote collinari dell’Appennino. Un evento che, a fine marzo, resta raro e che molti residenti raccontano come una delle nevicate più abbondanti degli ultimi anni per questo periodo della stagione.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: immagini spettacolari che ci ha regalato Emanuele Lisi: croci di legno quasi ‘inghiottite’ dalla neve, campanili che svettano su un mare bianco, boschi di abeti e faggi trasformati in sculture di ghiaccio. Per chi ha potuto assistere dal vivo, è stata giornata segnata da disagi ma anche da un senso di meraviglia autentica: la dimostrazione che, almeno in montagna, l’inverno può sempre tornare a sorpresa, anche quando crediamo di essercelo già lasciato alle spalle.

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