Una tempesta ibrida di quelle che gli Stati Uniti vedono solo poche volte in un decennio: da un lato una impresionante squall line con associati violenti temporali lunga migliaia di chilometri, dall’altro una bufera di neve con condizioni di blizzard e whiteout sul Midwest, inclusa l’area di Madison, in Wisconsin. Tra il 13 e il 16 marzo un enorme ciclone extratropicale si è sviluppato sulle Grandi Pianure e si è approfondito rapidamente spostandosi verso i Grandi Laghi. L’aria gelida in arrivo dal Canada si è scontrata con masse d’aria insolitamente miti ed umide in risalita dal Golfo del Messico, generando un mix termico e barico eccezionale per migliaia di chilometri.
Questo scontro fra “titani” ha generato una vera tempesta coast-to-coast: neve e venti da uragano sui settori settentrionali, piogge torrenziali e violenti temporali dal Texas fino alla East Coast. I meteorologi americani hanno ammesso che potrebbe trattarsi di uno degli eventi meteo più estesi e devastanti dell’anno per numero di Stati coinvolti, cittadini interessati e soprattutto durata del fenomeno.
Sul fronte caldo della vasta perturbazione, davanti al fronte freddo in rapido avanzamento, si è generata una squall line ininterrotta dal Golfo del Messico fino all’area dei Grandi Laghi. Parliamo di una lunga linea di temporali a struttura lineare (QLCS), capace di estendersi per migliaia di chilometri e di spostarsi verso est durante la giornata odierna.
Secondo gli ultimi aggiornamenti, la colonna d’aria presenta un forte wind shear, umidità elevata nei bassi strati e freddo in quota: un mix ideale per temporali organizzati con raffiche lineari oltre i 100 km/h, grandinate e possibili tornado. Il servizio meteorologico statunitensi hanno emesso un allerta meteo di livello 3 su 5 (e localmente 4 su 5) per fenomeni severi, con possibilità di alberi abbattuti, blackout e danni a edifici soprattutto tra la Tennessee Valley e gli Stati del Sud-Est.
Contemporaneamente, sul fronte freddo del ciclone, aria artica è stata richiamata verso sud-est favorendo intense nevicate su Montana, Dakota, Minnesota, Wisconsin e Michigan. In alcune aree del nord del Wisconsin e del Michigan, i modelli fisico-matematici indicano accumuli complessivi di neve anche superiori al mezzo metro in pochi giorni.
Il problema, però, non è solo la quantità di neve attesa, ma soprattutto il vento: raffiche tra 50 e 80 km/h hanno sollevato e sollevano la neve al suolo riducendo la visibilità praticamente a zero, creando condizioni di whiteout tipiche dei blizzard più severi. In Wisconsin, inclusa la città come Madison, gli avvisi parlavano di viabilità estremamente pericolosa con il rischio concreto di rimanere bloccati in auto, oltre a possibili interruzioni di energia elettrica.
Ciò che più colpisce, osservando mappe e radar meteo, è la promiscuità tra scenari in teoria diametralmente opposti: a poche centinaia di chilometri di distanza, da una parte temporali, fulmini, grandine e tornado, mentre dall’altra bufere di neve e temperature sottozero. È la firma tipica dei grandi cicloni extratropicali di fine inverno, quando il serbatoio di aria fredda canadese è ancora ben presente ma il Golfo del Messico inizia a “sfornare” aria calda ed umida.
I meteorologi americani sottolineano che questi eventi potrebbero diventare più frequenti in un contesto climatico votato al riscaldamento, poiché l’atmosfera disporrebbe di più energia e umidità da convertire in fenomeni violenti.


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