Il mese di marzo negli Stati Uniti sembra più simile a giugno che ad un mese di fine inverno. Gran parte dell’Ovest e delle Grandi Pianure è stretta in una bolla di calore eccezionale, con temperature tipiche dell’estate piena. Città come Los Angeles, Las Vegas e Phoenix hanno già toccato o superato i record assoluti di marzo, con punte oltre i 35–38 °C. E per il prossimo fine settimana si potrebbero raggiungere valori record con punte di +42°C. I meteorologi americani parlano di anomalie termiche di 8–14 °C sopra la media e stimano che oltre 70 milioni di persone siano coinvolte da questa ondata di calore straordinaria.
Arriva, tra l’altro, dopo l’inverno più caldo mai registrato in gran parte del Paese, un fattore che amplifica ulteriormente l’effetto del caldo precoce: i terreni sono già secchi e l’atmosfera parte da valori insolitamente elevati.
Dalla Niña all’El Niño: un cambio di segno nel Pacifico
Sul fronte climatico, la La Niña che ha caratterizzato gli ultimi mesi sta ormai svanendo. Le previsioni del NOAA (l’agenzia meteorologica statunitense) indicano che entro l’estate l’oceano Pacifico tornerà a una fase neutra e, con circa il 60 % di probabilità, dovrebbe entrare in El Niño tra giugno e agosto.
Questo fenomeno, che si manifesta con l’aumento delle temperature superficiali del Pacifico tropicale, tende a riscaldare il clima globale nei mesi successivi. Tuttavia, gli scienziati invitano alla prudenza: per ora non c’è alcuna certezza di un “super El Niño”, ossia di un evento eccezionalmente intenso. Le simulazioni più affidabili puntano su un El Niño moderato o, al massimo, forte.
Estate a rischio caldo, ma senza allarmismi
Se l’El Niño prenderà forza durante l’estate, l’effetto diretto sulle temperature statunitensi sarà probabilmente limitato: l’influenza principale dell’ENSO (il ciclo El Niño-La Niña) si manifesta d’inverno. In estate, invece, il caldo dipende più dai meccanismi locali, come la siccità, il riscaldamento del suolo e la posizione delle dorsali anticicloniche.
Ciò non significa che il rischio sia basso. Con il mondo già in una fase di riscaldamento record, ogni nuova bolla di calore come quella di marzo ha maggiori possibilità di stabilire nuovi primati. Se simili condizioni si ripresenteranno a luglio o agosto, un’estate rovente diventerà molto probabile, anche senza un El Niño “super”.
Il marzo più caldo mai registrato negli Stati Uniti (dal 1895) è stato quello del 2012. L’evento, noto come l’ondata di caldo nord-americana del marzo 2012, ha interessato gran parte del paese con temperature più tipiche dell’inizio estate che della fine dell’inverno, superando i record precedenti di diversi gradi.
Fra gli Stati più colpiti fu il Michigan, dove pressoché ogni stazione di rilevamento superò tra il 21 e il 22 del mese i suoi precedenti record di temperatura di marzo, in alcuni casi di parecchi gradi.



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