Dopo un inverno già caratterizzato da un importante riscaldamento stratosferico nel mese di febbraio, il Vortice Polare mostra ora i classici segnali della fase finale della stagione. Gli ultimi aggiornamenti, infatti, indicano un nuovo e importante riscaldamento in quota, con la formazione di due lobi principali: uno destinato verso il Nord America e l’altro sull’Eurasia. È un ennesimo, chiaro segnale che il vortice polare sta cedendo, non avendo più la forza necessaria per ricompattarsi come avviene nel cuore dell’inverno.
Secondo la definizione ufficiale, il riscaldamento stratosferico improvviso, il cosiddetto SSW (Sudden Stratospheric Warming), è innescato dalla propagazione verso l’alto di onde atmosferiche su larga scala (onde di Rossby), dalla troposfera alla stratosfera.
Quando queste onde raggiungono la stratosfera, possono amplificare e distorcere il vortice polare, trasferendo energia e slancio che indeboliscono i venti occidentali prevalenti. In alcuni casi, il vortice può dividersi in due o più lobi o decentrarsi dalla sua posizione naturale. L’improvvisa decelerazione o inversione dei venti zonali fa sì che l’aria si abbassi e si comprima, producendo un rapido aumento della temperatura nella stratosfera.

Se però l’inversione dei venti zonali non viene seguita da un ritorno alle condizioni di partenza, allora si parla di riscaldamento finale (il cosiddetto Final Warming), ossia l’ultimo respiro della stagione invernale che apre le porte al regime estivo stratosferico.
Attualmente tutto fa propendere verso il Final Warming: dopo lo split di febbraio, infatti, il vortice polare ha continuato a mostrare un comportamento incredibilmente dinamico, con continue fasi di rottura e parziali ricompattamenti, favoriti da onde planetarie piuttosto attive. Ma con l’arrivo del mese di marzo, il sole e il riscaldamento radiativo rendono sempre più complicata la “vita” al Vortice Polare: ogni nuova pulsazione delle onde di Rossby tende quindi a frantumarlo ulteriormente.
Gli effetti di un Final Warming non sono sempre prevedibili con precisione, perché dipendono da molte variabili in gioco. Ma se dopo l’evento la circolazione atmosferica tende a un flusso più zonale, le possibilità di ondate di freddo tardive sull’Italia si riducono drasticamente. Va comunque detto che questo fenomeno non significa stabilità: al contrario, fine marzo e aprile potrebbero essere molto dinamici, con frequenti passaggi perturbati e fasi di maltempo.
In ogni caso, diciamo che il Vortice Polare è arrivato alla fine del suo ciclo stagionale. Le correnti stratosferiche si stanno definitivamente invertendo, e per l’emisfero nord inizia la transizione verso la fase primaverile.



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