Michelangelo Dome, lo scudo antimissile di Leonardo sarà testato in Ucraina entro fine anno

L’AD Roberto Cingolani presenta il sistema di difesa basato su intelligenza artificiale: "stiamo realizzando il primo componente per i nostri amici dell’Ucraina"

La prima implementazione del sistema di difesa aerea Michelangelo Dome, sviluppato da Leonardo, sarà testata in Ucraina entro la fine dell’anno. L’annuncio è arrivato dall’amministratore delegato e direttore generale del gruppo, Roberto Cingolani, durante la presentazione dell’aggiornamento del Piano Industriale 2026-2030 a Roma. “Stiamo realizzando il primo componente del Michelangelo Dome per i nostri amici in Ucraina, sarà testato e consegnato entro la fine dell’anno”, ha dichiarato Cingolani aprendo l’evento dedicato alle prospettive future del gruppo. Il sistema rappresenta una delle principali novità nella strategia industriale di Leonardo e si inserisce in una visione di difesa multidominio che integra tecnologie avanzate e capacità operative su più livelli.

Una “cupola” di difesa basata su AI

Il Michelangelo Dome non è un singolo prodotto, ma un’architettura aperta, modulare e scalabile progettata per creare una vera e propria “cupola” di protezione contro missili e droni. Il sistema funziona grazie a un modulo plug-in chiamato MC5, che permette l’integrazione tra diverse piattaforme militari con tempi di latenza ridotti e una distribuzione dei dati assistita dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo è accelerare il processo decisionale e migliorare la capacità di identificare e neutralizzare le minacce prima che raggiungano il bersaglio.

Secondo Cingolani, il sistema segna il passaggio da una logica tradizionale di difesa a una rete integrata: da “kill chain” a “kill web”, ovvero da un approccio “one sensor, one shooter” a uno “one sensor, best or any shooter”. In questo modo ogni Paese può essere protetto attraverso una combinazione di piattaforme diverse, integrate tra loro in tempo reale.

Difesa e attacchi massivi: la nuova sfida

Durante l’incontro con la stampa, Cingolani ha sottolineato come i conflitti recenti dimostrino che nessun sistema di difesa aerea è completamente impenetrabile. “Si sapeva che gli iraniani si stavano armando con un’enorme quantità di missili a lunga gittata e di diversa natura, e anche con tanti droni. Quello che è emerso non è tanto che loro avessero un arsenale così numeroso, quanto il fatto che nessuno scudo aereo è veramente impenetrabile, nemmeno quello più sofisticato”.

L’AD di Leonardo ha ricordato che anche sistemi con percentuali di efficacia molto elevate possono essere messi in difficoltà da attacchi su larga scala. “Quando vi parlano del 94-95% di accuratezza vuol dire che 5-6 ogni 100 possono passare. Capite però che se ne mando 1.000 sono diversi quelli che possono farti male. Il problema, come al solito, è che la precisione assoluta nella Difesa non c’è e quindi bisogna migliorare la capacità di prevedere e soprattutto identificare, si dice targettare, le minacce e neutralizzarle prima che arrivino. E questo lo può fare l’intelligenza artificiale”.

Cingolani ha inoltre precisato che l’AI deve essere uno strumento di supporto e non sostituire le decisioni umane. “Ma, “attenzione” a non confonderla con quella che decide al posto nostro” chi colpire”.

Il potenziale industriale del progetto

Oltre all’aspetto tecnologico e strategico, Michelangelo Dome rappresenta anche una grande opportunità economica per Leonardo. Il gruppo stima che il progetto possa generare fino a 21 miliardi di euro di nuove opportunità di business nel prossimo decennio. Nel dettaglio, circa 6 miliardi sono previsti tra il 2026 e il 2030, già inclusi nel piano industriale aggiornato, mentre altri 15 miliardi potrebbero arrivare tra il 2031 e il 2035. Le ricadute riguarderanno numerosi settori tecnologici: elettronica per la difesa, cybersecurity, droni, piattaforme ad ala fissa e rotante, integrazione di sistemi, HPC e intelligenza artificiale, oltre a nuovi sistemi spaziali.

Perché servono nuovi “sky dome”

Secondo Cingolani, l’evoluzione degli arsenali e la crescente diffusione di missili e droni rendono sempre più necessari sistemi integrati di difesa aerea. “Non so quanto la guerra in Iran possa essere considerata come una guerra tipica. L’Iran, era noto, aveva fatto una enorme scorta di missili, con un arsenale molto ricco che serviva anche alla Russia. Avevano un arsenale così ampio che per quanto decimato può continuare ancora a lungo. Il problema non è solo l’alta precisione del sistema di difesa, ma anche la capacità di chi attacca di fare degli attacchi massivi. A maggior ragione servono gli sky dome, come Michelangelo, da usare lungo la traiettoria. Oggi difendere costa più che attaccare”.

Una considerazione che, secondo il manager, rappresenta una delle principali lezioni emerse dai conflitti più recenti e che spinge verso lo sviluppo di sistemi sempre più integrati e intelligenti.

Michelangelo Dome