Mentre noi sulla Terra proseguiamo la nostra routine, a circa 150 milioni di km di distanza un oggetto costruito dall’uomo sta riscrivendo le leggi dell’esplorazione spaziale. Lo scorso 11 marzo, Parker Solar Probe (sonda spaziale della NASA lanciata nel 2018 con la missione di effettuare osservazioni della corona esterna del Sole) ha completato con successo il suo 27° passaggio ravvicinato alla nostra stella, confermandosi come l’oggetto più veloce e “coraggioso” mai lanciato nello Spazio.
Un tuffo nel fuoco a velocità vertiginose
La missione ha nuovamente raggiunto i suoi limiti storici, pareggiando i record stabiliti alla fine del 2024. Immaginate un proiettile che viaggia a una velocità tale da fare il giro della Terra in pochi minuti: in questo flyby dell’11 marzo, la Parker si è mossa a ben 687mila km/h.
Ancora più impressionante è la distanza dalla superficie solare, arrivata a soli 6,2 milioni di km. Può sembrare molto, ma in termini astronomici è come trovarsi a un passo da un falò gigantesco. In quella posizione estrema, la sonda è rimasta letteralmente immersa nella corona solare – l’atmosfera esterna che scotta molto più della superficie stessa – attivando i suoi 5 pacchetti di strumenti scientifici per raccogliere dati direttamente “dentro” il calore della stella.
Il “silenzio” e il segnale di vita
Per circa un mese, la Parker Solar Probe ha operato in totale autonomia. A causa della vicinanza al Sole e delle inevitabili interferenze radio prodotte dalla stella, le comunicazioni con la Terra sono state limitate, lasciando la sonda a gestire il suo viaggio nel silenzio dello spazio.
Tuttavia, il 14 marzo, i controllori di volo presso il Johns Hopkins Applied Physics Laboratory hanno finalmente ricevuto il “beacon tone”: un segnale acustico rassicurante che ha confermato come tutti i sistemi siano operativi e in salute. Il download della telemetria dettagliata e dei dati scientifici è iniziato il 18 marzo e promette di svelare segreti inediti sul comportamento del Sole.
Perché questa missione è vitale per noi?
Non si tratta solo di battere record o soddisfare la curiosità accademica. La Parker Solar Probe sta studiando il vento solare e le espulsioni di massa coronale proprio ora che il Sole ha raggiunto (e probabilmente già superato) il suo Massimo Solare, ovvero il picco di attività del suo ciclo di 11 anni. Comprendere la fisica del meteo spaziale è fondamentale per la nostra vita quotidiana, poiché queste tempeste possono mettere fuori uso i satelliti e le reti elettriche sulla Terra, oltre a influenzare le rotte aeree polari.
Inoltre, i dati raccolti sono essenziali per il futuro dell’esplorazione umana: conoscere meglio le radiazioni solari permetterà alla NASA di garantire la sicurezza degli astronauti impegnati nelle missioni Artemis verso la Luna e, in prospettiva, verso Marte. Come sottolineano gli esperti della missione, la sonda sta osservando il Sole passare da periodi di quiete a fasi estremamente attive, offrendoci una visione senza precedenti su come la nostra stella influenzi l’intero sistema solare.
Cosa riserva il futuro?
Lanciata nel 2018, la sonda continuerà a orbitare attorno al Sole, monitorando anche la fase calante dell’attività solare. Mentre la Parker prosegue la sua danza infuocata, la NASA sta già valutando i prossimi passi della missione per la fine del 2026 e oltre, con l’obiettivo di spremere ogni singola informazione possibile da questo incredibile laboratorio viaggiante.



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