A oltre 2 mesi dalla frana che il 25 gennaio scorso ha devastato un versante del territorio di Niscemi, non si registrano al momento nuovi movimenti del terreno. È quanto emerso dalle dichiarazioni del geologo Stefano Branca, direttore del Dipartimento Vulcani dell’INGV, intervenuto durante un convegno organizzato in città dal Comitato Evento franoso. Nel corso dell’incontro, Branca ha illustrato i risultati dell’intensa attività di monitoraggio messa in campo dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, su richiesta della Presidenza della Regione Siciliana e in stretta collaborazione con i dipartimenti della Protezione Civile, sia nazionale sia regionale.
L’INGV ha installato una rete di stazioni GNSS (Global Navigation Satellite System) distribuite lungo tutta l’area interessata dalla frana, con l’obiettivo di rilevare in tempo reale eventuali spostamenti del suolo e accelerazioni del movimento franoso. Parallelamente, sono state eseguite anche indagini geochimiche per verificare la possibile presenza di sacche di gas in profondità, ipotesi che avrebbe potuto spiegare le cause del dissesto. Gli accertamenti, tuttavia, hanno escluso questa eventualità.
Il sistema di sorveglianza è stato ulteriormente rafforzato con l’installazione di 4 stazioni accelerometriche dotate di sensori, pensate per monitorare in modo dinamico la scarpata. La rete ha consentito di registrare anche piccoli distacchi di materiale, tra cui il crollo della croce avvenuto lo scorso 9 febbraio. Tutti i dati raccolti vengono trasmessi in tempo reale a una piattaforma condivisa con la Protezione civile nazionale e regionale, garantendo un controllo costante dell’area e la possibilità di intervenire tempestivamente in caso di anomalie.
L’attività di monitoraggio, avviata in fase emergenziale dall’INGV, passerà ora alla gestione della Regione Siciliana, che coordinerà il lavoro insieme ad altri enti di ricerca e alle università. La Protezione civile regionale, infatti, sta già provvedendo alla sostituzione delle stazioni installate dall’istituto con una propria rete di monitoraggio permanente. Il quadro attuale, dunque, lascia spazio a un cauto ottimismo: il versante resta sotto stretta osservazione, ma al momento non emergono segnali di una ripresa del fenomeno franoso.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?