Perché abbiamo i brividi? La spiegazione scientifica di un’eredità preistorica che non ci serve più

Da fondamentale meccanismo di sopravvivenza dei nostri antenati a inutile reperto del passato: ecco cosa si nasconde dietro il fenomeno della "pelle d'oca" e perché il nostro corpo continua a reagire come se fossimo ancora coperti di pelliccia

Capita quando usciamo dalla doccia in una stanza fredda, o quando ascoltiamo quell’assolo di chitarra che ci emoziona profondamente. All’improvviso, i peli delle braccia si rizzano e la pelle assume quell’inconfondibile aspetto a puntini. La chiamiamo comunemente “pelle d’oca” o brivido. Vi siete mai chiesti perché il nostro corpo reagisce in questo modo? Se per noi oggi è solo un fastidio transitorio o il segnale che dovremmo indossare un maglione, dal punto di vista scientifico si tratta di una vera e propria macchina del tempo biologica.

Il meccanismo nascosto sotto la pelle

Per capire il “perché”, dobbiamo prima dare un’occhiata al “come”. Sotto la nostra pelle si nasconde un minuscolo e instancabile lavoratore: il muscolo erettore del pelo. Ogni singolo pelo sul nostro corpo è collegato a uno di questi piccolissimi muscoli lisci. Quando il nostro cervello percepisce uno stimolo intenso – che sia un calo drastico della temperatura esterna o un’emozione forte (paura, stupore, eccitazione) – il sistema nervoso simpatico entra in azione. Rilascia una scarica di adrenalina, l’ormone dello stress e dell’azione, che comanda a questi micro-muscoli di contrarsi.

Contraendosi, il muscolo tira il pelo mettendolo in posizione verticale e spinge verso l’alto la pelle circostante, creando il tipico rigonfiamento del poro. Ecco servita la pelle d’oca.

Un’eredità dei nostri antenati pelosi

Se questo meccanismo vi sembra uno spreco di energia per sollevare una peluria quasi invisibile, avete perfettamente ragione. Per noi esseri umani moderni, la pelle d’oca è del tutto inutile. Tuttavia, per i nostri antenati preistorici – e per la maggior parte dei mammiferi odierni – era letteralmente una questione di vita o di morte.

La pelle d’oca si è evoluta per svolgere due funzioni fondamentali:

  • Termoregolazione (Isolamento termico): negli animali coperti da una folta pelliccia, l’arricciamento dei peli crea uno spesso strato di aria intrappolata vicino alla pelle. L’aria è un eccellente isolante termico naturale, che trattiene il calore corporeo e difende l’organismo dal freddo gelido;
  • Difesa (Lotta o fuga): davanti a un predatore, rizzare il pelo fa apparire l’animale molto più grande e minaccioso. È lo stesso principio per cui i gatti si “gonfiano” quando sono spaventati o pronti ad attaccare.

Il fantasma dell’evoluzione: i tratti vestigiali

Charles Darwin stesso aveva riflettuto su questo fenomeno nei suoi scritti. L’essere umano, nel corso della sua evoluzione, ha perso la folta pelliccia che copriva i suoi antenati ominidi, optando per una pelle nuda (o quasi) che favoriva una migliore sudorazione e resistenza nelle lunghe corse sotto il sole della savana africana.

Abbiamo perso i peli, ma non abbiamo perso il software che li controlla. Il riflesso di rizzare il pelo è rimasto cablato nel nostro sistema nervoso. In biologia, la pelle d’oca viene classificata come un tratto vestigiale: una caratteristica o un comportamento che ha perso la sua funzione originaria nel corso dell’evoluzione, un po’ come i denti del giudizio o l’appendice.

E perché ci vengono i brividi per un’emozione?

Se il freddo e la paura sono chiari retaggi di sopravvivenza, perché proviamo la pelle d’oca sentendo l’inno nazionale, guardando la scena epica di un film o ascoltando musica dal vivo?

La colpa (o il merito) è sempre del nostro cervello emotivo. Le emozioni intense e improvvise provocano un rilascio di dopamina e adrenalina simile a quello indotto dal pericolo. Il nostro sistema nervoso non fa distinzioni sottili tra “emozione travolgente per un’opera d’arte” e “terrore improvviso per un pericolo”: reagisce attivando gli stessi circuiti primordiali, tirando quei minuscoli muscoli e regalandoci i brividi.

La prossima volta che vi verrà la pelle d’oca per una folata di vento freddo o per una canzone indimenticabile, guardate il vostro braccio: state osservando l’eco di un tempo lontano, in cui eravamo prede e cacciatori nelle fredde foreste della preistoria.