Il governo maltese ha attivato un piano di emergenza per prevenire una “catastrofe a terra” in caso di esplosione vicino alle coste della nave metaniera russa Arctic Metagaz che, dopo essere stata probabilmente colpita da droni marini ucraini il 3 marzo scorso, è alla deriva senza equipaggio nel Mediterraneo centrale ed attualmente è segnalata a 50 miglia nautiche (meno di 100 chilometri) a sud-ovest di Malta con venti che la spingono verso la costa occidentale di Gozo. “Tutto dipende dalla direzione del vento, ma se continua così potrebbe arrivare tra domenica notte e lunedì mattina“, ha riferito una fonte al Times of Malta. Le autorità della Valletta, che da ieri collaborano con quelle italiane, hanno predisposto l’intervento di tre rimorchiatori per evitare che il relitto possa entrare nelle acque territoriali dell’arcipelago.
Nell’ultima settimana, le forze armate maltesi (Afm) hanno monitorato i movimenti del relitto tre volte al giorno e stimano che a bordo della nave ci siano ancora 700 tonnellate di gas liquefatto. Stando a quanto riportato dal Times of Malta, a bordo della Arctic Metagaz anche ieri sono state registrate esplosioni. “Non sappiamo se sarà possibile salire a bordo e assicurare il relitto ai rimorchiatori, né è stato ancora stabilito dove potrebbe essere trainato, ma stiamo cercando di identificare un punto di sufficiente profondità“, hanno rivelato le fonti maltesi, indicando che l’idea è di quella di provocare l’affondamento del relitto che, nonostante i gravi danni, ha ancora intatti due dei suoi quattro depositi di gas ed è tuttora in linea di galleggiamento.
La preoccupazione maggiore per le autorità maltesi è il rischio di contaminazione delle acque, che metterebbe in crisi l’approvvigionamento idrico dell’intero arcipelago totalmente affidato agli impianti di desalinizzazione marina. Ma la Valletta trema al pensiero che il relitto possa raggiungere le coste maltesi o provocare collisioni con altre navi: “se esplodesse vicino alla costa le conseguenze sarebbero catastrofiche”.
La nave è sempre monitorata a distanza da un’unità militare italiana ed anche da remoto sui radar. Spostandosi in direzione sud, si sta allontanando ulteriormente dall’area di competenza italiana.


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