Un uomo di 56 anni con grave insufficienza epatica è rimasto quasi 3 giorni collegato chirurgicamente a un fegato di maiale in attesa di un trapianto di fegato da donatore sano. La procedura senza precedenti (detta di perfusione extracorporea) non è stata ancora oggetto di una pubblicazione scientifica ma è anticipata sul sito della rivista Nature. I chirurghi hanno collegato l’uomo a un fegato di maiale esterno al suo corpo, in modo che potesse filtrare i prodotti di scarto nocivi del sangue. Scollegato dal sistema, il paziente ha poi ricevuto un fegato umano e si sta riprendendo bene, afferma Lin Wang, uno dei chirurghi che hanno guidato l’intervento svolto a gennaio presso l’Ospedale Xijing dell’Università Medica dell’Aeronautica Militare di Xian, in Cina.
La procedura di perfusione è una terapia ponte salvavita, che consente al paziente di aspettare un organo da un donatore umano. Finora questo tipo di procedura era stata tentata sperimentalmente solo su pazienti in coma irreversibile.
I dettagli del caso
Il ricevente in Cina soffriva di epatite B cronica, una grave malattia epatica, e il suo fegato presentava danni causati dall’alcol, con conseguente e improvvisa insufficienza epatica. Era stato ricoverato a Shanghai per un mese prima che l’équipe di Wang lo curasse.
In assenza di un organo da donatore disponibile, i chirurghi hanno deciso, con il consenso dell’uomo e della sua famiglia, di testare se un fegato di maiale potesse sostituire le funzioni del suo fegato in difficoltà. Il fegato di maiale, fornito dall’azienda ClonOrgan Biotechnology di Chengdu, conteneva sei modificazioni genetiche per renderlo compatibile e quindi ridurre il rischio di reazioni di rigetto.
Per collegarlo al corpo del paziente i chirurghi hanno ‘collegato’ dei tubi a una vena della gamba dell’uomo. Il suo sangue è stato deviato attraverso il fegato di maiale per rimuovere i prodotti di scarto nocivi che si accumulano a causa dell’insufficienza epatica. Secondo il team medico, il fegato di maiale ha funzionato per alcuni giorni, contribuendo a stabilizzare le condizioni del paziente mentre si attendeva un trapianto umano. I medici hanno affermato che non vi erano segni di rigetto dell’organo e che la funzionalità epatica dell’uomo aveva iniziato a migliorare. Successivamente l’uomo ha ricevuto un fegato da donatore umano e si starebbe ora riprendendo.
Naturalmente, si legge su Nature, bisognerà aspettare di conoscere i dettagli della sperimentazione per capire se la procedura è sicura e riproducibile.
Lo xenotrapianto
La tecnica rientra nell’ambito dello xenotrapianto, cioè il trapianto di organi animali negli esseri umani. Gli scienziati studiano questa strategia da anni come possibile soluzione alla carenza globale di organi per trapianto. Negli ultimi anni, almeno una dozzina di persone negli Stati Uniti e in Cina hanno ricevuto organi di maiale geneticamente modificati, tra cui cuori, reni, fegati e timo, e sono in corso sperimentazioni cliniche.
Secondo esperti indipendenti, la procedura rappresenta un importante passo avanti soprattutto perché è stata effettuata su un paziente vivo, mentre esperimenti precedenti con fegati suini erano stati eseguiti principalmente su persone clinicamente morte.
Gli specialisti sottolineano tuttavia che saranno necessari dati scientifici dettagliati e una pubblicazione peer-reviewed per valutare pienamente l’efficacia e la sicurezza della procedura, inclusi i livelli di immunosoppressione utilizzati e l’evoluzione clinica del paziente nel tempo. Se confermata, la tecnica potrebbe diventare una terapia “ponte” per pazienti con insufficienza epatica grave che rischiano di morire prima di ricevere un organo umano compatibile.


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