Una scoperta archeologica di straordinario interesse scientifico arriva dalla necropoli tebana, sulla riva occidentale del Nilo di fronte alla città moderna di Luxor. Una missione congiunta egiziana ha portato alla luce un deposito funerario contenente oltre venti sarcofagi in legno dipinto, mummie ancora conservate al loro interno e un gruppo di papiri sigillati risalenti a circa 2.700 anni fa. Il ritrovamento è avvenuto durante gli scavi nell’angolo sud-occidentale del cortile della tomba di Seneb, nell’area di Qurna. La missione è condotta dal Consiglio Supremo delle Antichità egiziano insieme alla Fondazione Zahi Hawass per le Antichità e il Patrimonio. Gli archeologi descrivono la scoperta come eccezionale sia per lo stato di conservazione dei reperti sia per il potenziale informativo sulle pratiche funerarie tra la XXI e la XXV dinastia.
Una camera funeraria collettiva scavata nella roccia
Gli scavi hanno rivelato una camera rettangolare scavata direttamente nella roccia e utilizzata come deposito funerario collettivo. All’interno gli archeologi hanno contato 22 sarcofagi in legno policromo, disposti con grande attenzione allo spazio disponibile.
I sarcofagi erano organizzati in 10 file orizzontali sovrapposte, una soluzione che indica una precisa pianificazione da parte degli antichi Egizi. In molti casi i coperchi erano separati dalle casse per sfruttare al massimo la capacità della camera.
Secondo il direttore della missione, l’egittologo Zahi Hawass, il complesso rappresenta una rara opportunità per studiare i rituali funerari del Terzo Periodo Intermedio, una fase della storia egiziana ancora poco compresa rispetto alle epoche più celebri come l’Antico o il Nuovo Regno.
Musiciste del dio Amon
L’identificazione dei proprietari dei sarcofagi è ancora in corso. Gli studiosi stanno esaminando le iscrizioni conservate sul legno, ma la ricerca si rivela complessa: molti testi non riportano nomi personali, bensì titoli religiosi o amministrativi.
Tra le formule più frequenti compare il riferimento alla “cantante di Amon” o “cantante femminile di Amon”, un titolo sacerdotale associato a corporazioni di musicisti e recitatori che partecipavano ai rituali nel grande culto del dio tebano. Ciò suggerisce che le persone sepolte appartenessero probabilmente a un gruppo di officianti legati ai templi di Tebe, attivi durante i secoli di frammentazione politica che seguirono il Nuovo Regno.
Un deposito secondario della necropoli
Accanto ai sarcofagi sono stati recuperati numerosi vasi ceramici. Gli archeologi ritengono che potessero contenere residui dei materiali utilizzati nel processo di mummificazione.
La presenza di questi oggetti rafforza l’ipotesi che la camera fosse un deposito secondario: un luogo in cui mummie e corredi funerari venivano raccolti dopo essere stati trasferiti da tombe originali saccheggiate o riutilizzate in epoche successive.
Il contesto è stato datato con sicurezza al Terzo Periodo Intermedio (circa 1070–715 a.C.), un’epoca segnata dalla divisione politica dell’Egitto tra dinastie di origine libica, sovrani nubiani e il potente clero tebano.
Papiri sigillati da oltre 2 millenni
Uno degli elementi più spettacolari della scoperta è il ritrovamento di 8 papiri arrotolati, conservati all’interno di un grande contenitore ceramico. Alcuni di essi mantengono ancora i sigilli d’argilla con cui furono chiusi più di 2 millenni e mezzo fa.
Le dimensioni dei rotoli variano e il loro contenuto rimane per ora sconosciuto. I papiri devono essere prima restaurati e stabilizzati in laboratorio prima di poter essere aperti e tradotti dagli egittologi.
Le prime ipotesi suggeriscono che possano contenere versioni del Libro dei Morti o altri testi religiosi collegati ai rituali funerari. Tuttavia gli studiosi non escludono la possibilità di trovare anche documenti amministrativi o letterari di grande valore per comprendere la società tebana del I millennio a.C.
Restauro urgente dei sarcofagi
Nonostante l’eccezionale stato di conservazione generale, il legno dei sarcofagi è stato fortemente danneggiato nel tempo da umidità e insetti. I restauratori hanno quindi avviato interventi immediati per consolidare le fibre lignee e fissare gli strati di stucco colorato che rischiavano di staccarsi.
Parallelamente, tutti gli oggetti vengono documentati con rilievi fotografici e planimetrici dettagliati. Questo lavoro permetterà di ricostruire con precisione la disposizione originaria dei reperti nella camera e di analizzare i rapporti stratigrafici tra i diversi livelli di sepoltura.
Un patrimonio per la ricerca e il turismo culturale
Il Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità ha annunciato che, una volta completati restauro e studio scientifico, sarcofagi e papiri saranno esposti nei musei del paese. Tra le possibili destinazioni figurano il Museo Nazionale della Civiltà Egizia e il Grand Egyptian Museum, anche se parte della scoperta potrebbe rimanere a Luxor per arricchire i musei locali.
Nel frattempo la comunità egittologica internazionale segue con grande attenzione gli sviluppi degli scavi a Qurna. In particolare, la futura apertura e traduzione dei papiri potrebbe offrire nuove informazioni sulle credenze religiose e sull’organizzazione del clero di Amon durante uno dei periodi più complessi della storia dell’antico Egitto.


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