Stretto di Hormuz, gli USA cercano una coalizione per riaprire la rotta marittima: le prime risposte

Washington chiede ai partner internazionali di inviare navi militari per garantire la sicurezza del traffico energetico, ma molti Paesi restano cauti

Gli Stati Uniti stanno cercando di costruire una coalizione internazionale per garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il commercio energetico globale. L’iniziativa arriva mentre il traffico nella zona è fortemente limitato a causa del conflitto in corso e delle tensioni con l’Iran. Secondo fonti diplomatiche, Washington ha contattato diversi Paesi alleati chiedendo un supporto militare per proteggere le rotte commerciali. Tuttavia, al momento nessuna nazione ha confermato l’invio di navi militari nell’area.

Gli Stati Uniti cercano supporto internazionale

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’amministrazione americana ha ricevuto alcune risposte positive dopo aver contattato vari governi nelle ultime ore. Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha spiegato che diversi Paesi sono stati contattati per contribuire alla sicurezza dello stretto. Secondo il presidente, alcune nazioni hanno mostrato disponibilità a collaborare, mentre altre preferirebbero non essere coinvolte direttamente nell’operazione. Trump non ha però specificato quali governi abbiano risposto positivamente alla richiesta statunitense.

Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una parte significativa del petrolio mondiale, risulta di fatto quasi chiuso dall’inizio della guerra, aumentando i timori per la stabilità dei mercati energetici globali.

Il Regno Unito valuta le opzioni con gli alleati

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che il Regno Unito sta lavorando con i propri alleati per individuare un piano che permetta di riaprire in sicurezza la rotta marittima. Anche il segretario all’Energia britannico Ed Miliband ha confermato che Londra sta esaminando diverse possibili modalità di contributo alla sicurezza dello stretto. Tuttavia, non sono stati forniti dettagli sulle opzioni in discussione.

Miliband ha sottolineato che esistono diversi modi attraverso cui il Regno Unito potrebbe collaborare con i partner internazionali, aggiungendo che tutte le possibilità sono attualmente oggetto di valutazione.

Le reazioni internazionali restano prudenti

Diversi Paesi hanno reagito all’appello degli Stati Uniti, ma senza assumere impegni concreti per l’invio di navi militari. Il Giappone, attraverso il primo ministro Sanae Takaichi, ha dichiarato che non è stata ancora presa alcuna decisione sull’eventuale dispiegamento di unità navali. Tokyo sta analizzando quali azioni possano essere intraprese nel rispetto del proprio quadro legale.

Anche l’Australia ha escluso al momento la possibilità di inviare navi nell’area. Il ministro dei Trasporti Catherine King ha affermato che il Paese è consapevole dell’importanza dello Stretto di Hormuz, ma che Canberra non ha ricevuto richieste formali né sta pianificando contributi militari.

La Corea del Sud ha invece fatto sapere che valuterà con attenzione la richiesta statunitense. L’ufficio presidenziale ha dichiarato che Seul manterrà strette consultazioni con Washington prima di prendere una decisione definitiva.

La posizione della Cina

La Cina ha espresso preoccupazione per l’escalation delle tensioni nello Stretto di Hormuz e nel Medio Oriente, senza però fare riferimento a un possibile invio di navi militari. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha definito la situazione “tesa” e potenzialmente destabilizzante per l’economia globale. Pechino ha invitato tutte le parti coinvolte a cessare immediatamente le operazioni militari e a evitare ulteriori escalation.

La dichiarazione è arrivata poche ore dopo che Trump aveva suggerito che anche la Cina dovrebbe contribuire alla sicurezza della rotta marittima, sottolineando che il Paese asiatico importa circa il 90% del proprio petrolio proprio attraverso lo Stretto di Hormuz. Trump ha inoltre lasciato intendere che un previsto vertice con il presidente cinese Xi Jinping potrebbe essere rinviato.

Un passaggio cruciale per l’economia globale

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali punti di passaggio per il petrolio e il gas naturale a livello mondiale. Qualsiasi interruzione del traffico nella zona ha un impatto diretto sui mercati energetici internazionali. Per questo motivo la comunità internazionale osserva con grande attenzione gli sviluppi diplomatici e militari legati alla sicurezza della rotta.

Nonostante le pressioni degli Stati Uniti per la creazione di una coalizione navale, al momento molti Paesi sembrano preferire un approccio prudente, privilegiando consultazioni diplomatiche e valutazioni interne prima di prendere decisioni operative.