Per la prima volta dall’inizio della guerra in Iran, una petroliera non iraniana ha attraversato lo Stretto di Hormuz mantenendo attivo il sistema di identificazione automatica (AIS), un fatto insolito in un’area dove molte navi hanno scelto di spegnere i sistemi di tracciamento per motivi di sicurezza. A riferirlo è la società di monitoraggio navale MarineTraffic, che ha identificato la nave come la petroliera pakistana “Karachi”. Secondo i dati di tracciamento, la nave è entrata ieri nelle acque territoriali iraniane mentre trasportava greggio proveniente da Abu Dhabi. La petroliera viaggerebbe probabilmente a pieno carico, rendendo il suo passaggio un segnale significativo nel contesto della crescente tensione nella regione.
Lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per l’energia globale
Lo Stretto di Hormuz rappresenta una delle rotte energetiche più strategiche del pianeta: in condizioni normali circa un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio e gas transita attraverso questo passaggio. Nelle ultime settimane, tuttavia, il traffico marittimo si è drasticamente ridotto a causa degli attacchi e dell’escalation militare nella regione. Teheran ha più volte sostenuto che lo stretto non sia completamente chiuso, affermando che le restrizioni riguarderebbero “solo i nostri nemici”.
Navi ridotte e rischi crescenti per la navigazione
Nonostante queste dichiarazioni, molte compagnie di navigazione e assicurazioni marittime hanno limitato o sospeso i passaggi nello stretto, considerato ormai un’area ad alto rischio. Secondo Lloyd’s List Intelligence, dall’inizio della guerra — lo scorso 28 febbraio — soltanto 77 navi hanno attraversato Hormuz. La maggior parte appartiene alla cosiddetta “flotta ombra”, composta da imbarcazioni che operano al di fuori dei sistemi assicurativi e di tracciamento tradizionali.
Attacchi e incidenti nel Golfo
La sicurezza marittima resta infatti estremamente fragile. Dal primo marzo almeno 20 navi commerciali – tra cui nove petroliere – sono state coinvolte in attacchi o incidenti nella zona, secondo quanto riportato dall’agenzia britannica di sicurezza marittima UKMTO. In questo contesto, il passaggio della “Karachi” con il sistema AIS attivo potrebbe rappresentare un segnale di cauta normalizzazione dei traffici nello stretto, anche se gli operatori del settore restano prudenti davanti all’incertezza sull’evoluzione del conflitto e al rischio di nuovi attacchi.



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