Nella notte appena trascorsa, i sismografi italiani hanno registrato una scossa di notevole intensità che ha destato l’attenzione di molti cittadini, da Nord a Sud. Nonostante l’alta magnitudo, l’impatto sul territorio è stato lieve. Il segreto di questa discrepanza risiede nella straordinaria profondità dell’epicentro, un fenomeno geologico affascinante e complesso che ci ricorda quanto il nostro pianeta sia “vivo” in profondità. Ripercorriamo quindi quanto accaduto nella notte, a partire dalla base: secondo quanto riportato dagli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), “il 10 marzo 2026 alle ore 00:03 italiane è avvenuto un terremoto di magnitudo ML 5.9 al largo della costa campana“.
Un sisma fuori dal comune: ipocentro a 414 km
La particolarità di questo evento non risiede tanto nell’energia sprigionata, quanto nella sua localizzazione sotterranea. L’INGV precisa infatti che l’evento sismico è stato localizzato “a una profondità estremamente elevata, circa 414 km, ben al di sotto delle comuni profondità sismogenetiche dei terremoti italiani, che avvengono prevalentemente nella crosta superiore“.
Cosa causa un terremoto a distanze così inimmaginabili sotto i nostri piedi, in un’area dove eventi di questo tipo non sono all’ordine del giorno? La risposta si trova nella dinamica delle placche tettoniche.
Gli esperti dell’INGV chiariscono la natura di questo fenomeno: “Questo evento profondo, abbastanza raro per questa area geografica, è da ricondurre a un processo geologico tipico del Tirreno meridionale per la presenza nel mantello terrestre di uno “slab” di litosfera oceanica che sta sprofondando da alcuni milioni di anni al di sotto del Mar Tirreno“.
In parole semplici, un antico pezzo di fondale oceanico (lo slab) si sta inabissando lentamente nel mantello terrestre incandescente, generando tensioni e attriti che, accumulandosi, si liberano sotto forma di violente scosse profonde.

I precedenti storici: dal 1938 a oggi
Sebbene sia “abbastanza raro” al largo della Campania, questo processo di sprofondamento è ben noto e “accompagnato da una sismicità frequente lungo la costa calabrese e siciliana“. L’INGV ci ricorda che l’area non è nuova a terremoti profondi di alta magnitudo. Ecco alcuni dei precedenti più significativi evidenziati dagli esperti:
- 27 dicembre 1978 – Magnitudo Mw 5.9 a 392 km di profondità, al largo di Gaeta (LT);
- 3 novembre 2010: – Magnitudo ML 5.4 a ben 506 km di profondità;
- Ottobre 2016 – Due scosse ravvicinate, una il 26 (Mw 5.8 a 221 km) e una il 28 (ML 5.8 a 481 km);
- 26-27 ottobre 2023 – Magnitudo ML 4.2 al largo della Penisola Sorrentina.
Ma l’evento più impressionante citato dall’INGV risale a quasi un secolo fa: “Il terremoto profondo più forte che conosciamo in questa regione è quello avvenuto nel 1938: magnitudo stimata tra 6.8 e 7.1! Uno dei terremoti più forti del nostro catalogo storico“.

Perché l’abbiamo sentito ma non ci sono stati danni?
Nonostante l’epicentro profondo, l’onda sismica del 10 marzo ha viaggiato per centinaia di km, facendosi sentire in quasi tutta Italia. L’INGV conferma che “dalla mappa preliminare dei risentimenti macrosismici, in continuo aggiornamento (ore 01:23 italiane), ottenuta con circa 130 questionari inviati al sito ‘Hai sentito il terremoto?’ si notano risentimenti fino al III – IV grado MCS“. Un grado che corrisponde a una vibrazione avvertita chiaramente da molte persone all’interno degli edifici, simile al passaggio di un camion pesante.
Tuttavia, possiamo tirare un sospiro di sollievo. Come rassicura l’INGV: “In questi casi fortunatamente la grande profondità determina una forte attenuazione delle onde sismiche e quindi un minore impatto sul territorio“. Il lungo viaggio dal mantello terrestre verso la superficie disperde l’energia distruttiva del sisma, trasformando una scossa potenzialmente devastante in un semplice, per quanto inquietante, tremolio.







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