Nelle prime ore di oggi, 26 marzo 2026, il fondale marino del Mediterraneo centrale è stato interessato da un evento sismico significativo. Alle ore 01:15, i sismografi della Sala Sismica dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) di Roma hanno localizzato un terremoto di magnitudo ML 3.6. L’epicentro è stato individuato in mare, un punto quasi equidistante tra le coste del Sud Italia, il Peloponneso greco e il litorale libico. L’ipocentro è stato localizzato a una profondità di 10 km, una quota relativamente superficiale che caratterizza molti degli eventi sismici che avvengono lungo le strutture crostali sommerse.
Perché la terra trema in mare aperto?
La localizzazione del terremoto di oggi non è casuale, ma risponde alle dinamiche millenarie che governano il bacino del Mediterraneo. Quest’area rappresenta uno dei contesti geologici più complessi al mondo, essendo il punto di incontro tra la placca Africana e la placca Euroasiatica. In particolare, il settore dove è avvenuto il sisma è interessato da un processo geodinamico fondamentale: la subduzione. Qui, l’antica litosfera oceanica ionica scivola lentamente al di sotto dei blocchi continentali circostanti (come l’Arco Ellenico a Est e l’Arco Calabro a Nord/Ovest). Questo movimento di “scivolamento” e compressione accumula un’enorme quantità di energia elastica nelle rocce. Quando la tensione accumulata supera la resistenza della crosta, si generano fratture (faglie) o si riattivano quelle esistenti, sprigionando l’energia sotto forma di onde sismiche. Eventi di magnitudo 3.6 sono considerati di moderata entità, ma sono la prova tangibile di un “motore” geologico costantemente attivo che continua a modellare, millimetro dopo millimetro, le profondità del nostro mare.





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