Nelle prime ore di oggi, 26 marzo 2026, la tranquillità della Valle Maira, in Piemonte è stata interrotta da una rapida sequenza sismica che ha messo in allerta la provincia di Cuneo. Secondo le rilevazioni della Sala Sismica dell’INGV di Roma, il territorio è stato interessato da 2 terremoti ravvicinati: il primo, di magnitudo ML 2.9, si è verificato alle ore 02:21 con epicentro a 2 km da San Damiano Macra. Appena un minuto dopo, alle 02:22, una seconda scossa di magnitudo ML 2.4 ha interessato la medesima area. Entrambi i sismi si sono originati a una profondità compresa tra i 13 e i 14 km e sono stati avvertiti dalla popolazione locale, senza causare danni a persone o infrastrutture.
Doppio terremoto in Piemonte, il contesto delle Alpi Occidentali
Questi terremoti in Piemonte, per quanto lievi, non sono affatto casuali, ma rappresentano il “respiro” geologico di una catena montuosa ancora estremamente vitale. All’origine di tali fenomeni vi è l’instancabile interazione tra la placca africana e quella euroasiatica. In questo settore delle Alpi Occidentali, la microplacca Adriatica continua a spingere contro il blocco europeo, comprimendo la crosta terrestre e accumulando enormi quantità di energia elastica all’interno delle masse rocciose. Quando questa pressione supera il limite di resistenza delle rocce, l’energia si libera improvvisamente lungo i sistemi di faglie, le fratture della crosta che caratterizzano il sottosuolo alpino. Nel Cuneese, questo processo si manifesta attraverso movimenti di accorciamento o scorrimento laterale della crosta superiore. Scosse di questa intensità rappresentano “sismicità di fondo”, ovvero piccoli ma necessari assestamenti che testimoniano come il processo di formazione delle Alpi, iniziato milioni di anni fa, sia ancora un cantiere aperto e in costante evoluzione dinamica.






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