Una potente scossa di terremoto ha colpito il cuore dell’Oceano Pacifico meridionale. Alle ore 05:37 italiane (le 17:37 locali), i sismografi della Sala Sismica INGV-Roma hanno registrato un evento di magnitudo Mwpd 7.3 con epicentro localizzato nel braccio di mare che separa le Isole Tonga dalle Fiji. Il sisma si è verificato a una profondità di 215 km. Proprio l’elevata profondità dell’ipocentro, pur trattandosi di una magnitudo notevole, ha attenuato l’impatto diretto sulle infrastrutture in superficie ed escluso il rischio tsunami, che solitamente viene generato da terremoti più superficiali che spostano violentemente l’intera colonna d’acqua. Al momento non si segnalano danni nelle isole vicine all’epicentro, ma le autorità locali continuano a monitorare il livello del mare per precauzione.
Perché si verificano terremoti in quest’area?
L’area compresa tra le Tonga e le Fiji non è nuova a eventi di questa portata: è infatti considerata una delle regioni sismicamente più attive del pianeta. Ci troviamo lungo la cosiddetta Cintura di Fuoco, ma soprattutto lungo la fossa delle Tonga-Kermadec, un gigantesco “squarcio” nel fondale oceanico dove avviene uno scontro titanico tra placche tettoniche. In questa zona, la Placca del Pacifico si scontra con la Placca Indo-Australiana. Poiché la placca del Pacifico è più densa e fredda, scivola letteralmente al di sotto di quella australiana in un processo geologico chiamato subduzione.
La profondità di 215 km registrata oggi ci indica che la rottura della roccia è avvenuta all’interno della placca che sta “affondando” nel mantello terrestre. Questo tipo di sismicità profonda avviene lungo il cosiddetto Piano di Wadati-Benioff, una zona inclinata dove la placca subdotta continua a scendere nelle profondità della Terra, accumulando enormi tensioni elastiche che vengono rilasciate improvvisamente sotto forma di onde sismiche.





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