Una collisione tra galassie avvenuta centinaia di milioni di anni fa ha profondamente trasformato la Piccola Nube di Magellano, una delle più vicine alla Via Lattea. Lo dimostra uno studio guidato da Himansh Rathore dell’University of Arizona, insieme a Gurtina Besla, pubblicato su The Astrophysical Journal, che spiega il comportamento anomalo delle sue stelle, prive del tipico moto rotazionale osservato nella maggior parte delle galassie. Al centro della ricerca c’è l’interazione tra la Small Magellanic Cloud (SMC) e la Large Magellanic Cloud (LMC). Secondo i ricercatori, la SMC avrebbe attraversato il disco della galassia più grande, subendo un impatto diretto che ha alterato la sua struttura interna e disperso il movimento ordinato delle stelle, trasformandolo in un moto caotico.
“Stiamo osservando una galassia mentre si trasforma”, spiega Rathore, evidenziando come questo sistema rappresenti un caso unico per studiare i processi evolutivi delle galassie.
La SMC è una galassia ricca di gas, visibile a occhio nudo nell’emisfero australe, da tempo oggetto di osservazioni dettagliate. Tuttavia, il fatto che le sue stelle non orbitino attorno al centro aveva posto un problema interpretativo rimasto irrisolto per decenni.
Lo studio
Grazie a simulazioni computazionali e ai dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble e dal satellite Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea, il team ha ricostruito la dinamica dello scontro. La gravità della LMC avrebbe disorganizzato le orbite stellari della SMC, mentre l’interazione tra i gas delle due galassie avrebbe distrutto la rotazione interna del gas della galassia più piccola.
Il lavoro chiarisce anche un enigma storico: le osservazioni indicavano una rotazione del gas, ma non delle stelle. In realtà, secondo lo studio, si tratterebbe di un effetto prospettico. La collisione ha allungato la SMC, e il movimento del gas lungo questa deformazione può apparire come rotazione quando osservato dalla Terra.

Implicazioni rilevanti per l’astrofisica
I risultati hanno implicazioni rilevanti per l’astrofisica. La SMC è stata a lungo utilizzata come modello per le galassie dell’Universo primordiale, per via della sua bassa metallicità e dell’elevato contenuto di gas. Tuttavia, la scoperta suggerisce che si tratti di un sistema profondamente perturbato e non rappresentativo. “La SMC non è una galassia normale. Ha subito un impatto catastrofico che ha iniettato energia nel sistema“, sottolinea Besla.
Lo studio si basa su simulazioni calibrate sulle proprietà osservate delle due galassie e introduce nuovi strumenti per interpretare i moti stellari in sistemi post-collisione, applicabili anche ad altri contesti astrofisici.
Inoltre, lavori precedenti dello stesso gruppo indicano che l’impatto ha lasciato segni anche nella LMC, come l’inclinazione della sua struttura centrale. Questo elemento potrebbe offrire nuove informazioni sulla distribuzione della materia oscura.
Le osservazioni confermano che l’evoluzione galattica è un processo dinamico, in cui le collisioni possono ridefinire completamente struttura e comportamento delle galassie.


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