Ancora una volta il litorale di San Leone si ritrova a fare i conti con la forza devastante del mare. Nella notte appena trascorsa, le onde hanno colpito con particolare violenza l’area dell’ex lido dell’Esercito, provocando il cedimento della recinzione e trascinando in acqua parte delle strutture di protezione. Secondo quanto segnalato dall’associazione Mareamico Agrigento, il mare ha letteralmente “mangiato” un altro pezzo di costa, facendo crollare non solo la barriera difensiva del lido, ma anche ferri e una lunga fila di mattoni di tufo. Si tratta dell’ennesimo episodio che conferma una situazione ormai critica e fuori controllo, che si ripete con crescente frequenza e gravità.
L’erosione costiera continua senza sosta
Il fenomeno dell’erosione costiera lungo la fascia di San Leone non è nuovo, ma negli ultimi mesi sembra aver subito un’accelerazione preoccupante. Le mareggiate, sempre più intense, stanno progressivamente demolendo strutture e infrastrutture che un tempo rappresentavano una difesa contro l’avanzata del mare. Il crollo della recinzione dell’ex lido dell’Esercito rappresenta solo l’ultimo segnale di un processo che sta trasformando profondamente il paesaggio costiero. I materiali trascinati in acqua – tra cui ferri e blocchi di tufo – testimoniano la violenza dell’impatto e l’incapacità delle attuali difese di resistere alla pressione delle onde. Il rischio, ormai evidente, è che intere porzioni di costa possano scomparire nel giro di pochi anni.
L’allarme di Mareamico: “serve intervenire subito”
L’associazione Mareamico Agrigento torna a lanciare un forte grido d’allarme, definendo quanto accaduto come “un nuovo disastro”. Gli ambientalisti sottolineano come la situazione richieda interventi urgenti e strutturali, non più rimandabili. Non bastano soluzioni temporanee o interventi tampone: serve una strategia complessiva di difesa del litorale. La perdita progressiva della costa non rappresenta solo un danno ambientale, ma anche economico e sociale, con ripercussioni sul turismo e sulla sicurezza delle aree limitrofe. Senza un’azione concreta e immediata, il rischio è che episodi come quello della scorsa notte diventino la normalità, segnando un punto di non ritorno per San Leone.



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