Il 17 aprile 2026 segna un momento di tensione altissima nel cuore del potere americano. In un clima che oscilla tra la diffidenza ideologica e la necessità strategica, il governo degli Stati Uniti si è trovato costretto a sedersi al tavolo con una delle aziende che, fino a pochi mesi fa, figurava nella sua “lista nera”. L’oggetto del contendere è Mythos, il nuovo e segretissimo modello di linguaggio di Anthropic. Definito dagli esperti come un’arma a doppio taglio di proporzioni colossali, Mythos possiede la capacità senza precedenti di individuare vulnerabilità nel codice informatico che sono sfuggite ai migliori programmatori per decenni. Una scoperta che promette di blindare le infrastrutture americane, ma che nelle mani sbagliate potrebbe trasformarsi nel grimaldello definitivo per mandare in tilt l’intera economia globale.
L’incontro tra Dario Amodei e Susie Wiles secondo il Washington Post
La notizia, riportata in esclusiva dal Washington Post, descrive il faccia a faccia tra il CEO di Anthropic, Dario Amodei, e la potente Chief of Staff della Casa Bianca, Susie Wiles. L’incontro riflette quello che la testata definisce un “abbraccio forzato”: l’amministrazione Trump, che ha storicamente accusato Anthropic di essere guidata da “fanatici di sinistra”, si trova ora a dover gestire la portata rivoluzionaria di un software che non può permettersi di ignorare. Come sottolineato nell’articolo, Mythos ha già individuato migliaia di bug critici nei principali sistemi operativi e browser web, spingendo il Segretario al Tesoro Scott Bessent e il presidente della Fed Jerome Powell a convocare d’urgenza i vertici di Wall Street per prevenire potenziali attacchi hacker su scala sistemica.
Dalla “Blacklist” alla collaborazione: la faida con il Pentagono
Per comprendere la portata di questo vertice, bisogna guardare ai mesi precedenti. Tra febbraio e marzo 2026, i rapporti tra Anthropic e la Casa Bianca erano arrivati al punto di rottura. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva tentato di etichettare l’azienda come un “rischio per la catena di approvvigionamento”, una designazione solitamente riservata agli avversari stranieri. Il motivo? Il rifiuto categorico di Amodei di permettere al Pentagono di utilizzare il modello Claude per alimentare armi completamente autonome o per la sorveglianza domestica di massa. Tuttavia, la nascita di Mythos ha ribaltato i tavoli: la sua potenza nel campo della cybersecurity è tale che il governo ha dovuto sospendere le ostilità, cercando una via per integrare la tecnologia all’interno delle agenzie federali senza però cedere sul controllo etico del software.
Mythos: un’arma di difesa che non sarà pubblica
A differenza dei modelli precedenti, Anthropic ha deciso che Mythos non avrà un rilascio pubblico. La decisione, supportata dal NIST e dall’OMB (Office of Management and Budget), mira a evitare che attori malintenzionati possano utilizzare l’IA per super-caricare le proprie capacità di hacking contro le infrastrutture critiche americane. L’accesso sarà limitato a una selezione ristrettissima di aziende tecnologiche e istituzioni finanziarie, utilizzandolo esclusivamente per scopi difensivi. Questa strategia di “rilascio controllato” rappresenta un nuovo standard nella gestione del rischio delle IA di frontiera, dove la capacità di analisi del codice diventa una questione di sicurezza nazionale paragonabile alla gestione degli arsenali atomici.
La corsa agli armamenti AI e il “Kill Switch” di Trump
Il clima di incertezza è alimentato anche dalla concorrenza interna. Mentre Anthropic cerca di gestire Mythos, OpenAI sta ultimando il suo sistema di nuova generazione, nome in codice “Spud”, anch’esso accreditato di capacità cibernetiche straordinarie. In questo scenario, lo stesso Presidente Trump ha aperto alla possibilità di introdurre un “kill switch” (interruttore di emergenza) per le forme più avanzate di intelligenza artificiale, una misura che fino a poco tempo fa sembrava pura fantascienza. Il 2026 si conferma così l’anno in cui la sicurezza informatica e la politica si fondono definitivamente: il destino delle prossime elezioni e della stabilità finanziaria non dipenderà solo dai voti, ma dalla capacità dei grandi laboratori di AI di tenere sotto controllo le creature digitali che loro stessi hanno generato.


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