L’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary, ha lanciato un chiaro avvertimento riguardo alle forniture di carburante per il settore aereo. Intervistato da Sky News, il manager ha spiegato che molto dipenderà dall’evoluzione della crisi geopolitica e, in particolare, dalla riapertura dello Stretto di Hormuz. Secondo O’Leary, se il conflitto dovesse terminare e il passaggio strategico venisse riaperto entro metà o fine aprile, non ci sarebbero conseguenze rilevanti per il traffico aereo. La situazione resterebbe quindi sotto controllo, evitando ripercussioni sui voli e sui prezzi. Tuttavia, lo scenario cambia sensibilmente nel caso in cui le ostilità dovessero proseguire. In quel caso, ha avvertito, le interruzioni delle forniture potrebbero incidere concretamente sulla disponibilità di carburante.
Il rischio tra maggio e giugno
Nel dettaglio, il CEO ha sottolineato che esiste un “rischio ragionevole” che una parte delle forniture possa essere compromessa nel periodo tra maggio e giugno. La percentuale stimata varia tra il 10% e il 25%, una quota che, pur non essendo totalizzante, potrebbe comunque generare disagi significativi nel settore del trasporto aereo. Un calo anche parziale delle forniture potrebbe tradursi in riduzioni dei voli, aumenti dei costi operativi e, di conseguenza, rincari per i passeggeri. Il riferimento allo Stretto di Hormuz non è casuale: si tratta infatti di uno dei principali snodi mondiali per il transito di petrolio. Eventuali blocchi o limitazioni in quell’area hanno un impatto immediato sulla catena globale dell’energia. Le parole di O’Leary evidenziano quindi una crescente preoccupazione nel settore, che osserva con attenzione gli sviluppi internazionali.
Situazione in Italia: primi segnali di tensione
Anche in Italia iniziano a emergere i primi segnali concreti della crisi nel settore dei carburanti. Secondo quanto riportato da ANSA, negli aeroporti di Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia sono già state introdotte le prime limitazioni nell’approvvigionamento di carburante per i voli. Si tratta di misure precauzionali che riflettono una crescente pressione sulla disponibilità delle risorse energetiche. Queste restrizioni, sebbene ancora contenute, rappresentano un campanello d’allarme per l’intero sistema aeroportuale italiano. Il rischio è che, in caso di ulteriore aggravamento della situazione internazionale, tali limitazioni possano estendersi anche ad altri scali, con possibili ripercussioni sulla regolarità dei voli e sull’intero comparto turistico.
Perugia: situazione stabile e scorte garantite
Diversa, almeno per ora, la situazione dell’aeroporto umbro dedicato a San Francesco d’Assisi. Interpellato dall’ANSA, il direttore Umberto Solimeno ha rassicurato sulla disponibilità di carburante, spiegando che lo scalo dispone di scorte sufficienti per un periodo compreso tra tre settimane e un mese. “Tutto regolare”, ha dichiarato, sottolineando che al momento non si registrano criticità e che tutte le operazioni sono garantite anche per i prossimi giorni. Tuttavia, lo stesso direttore ha evidenziato come molto dipenderà dagli sviluppi futuri della crisi. Se le tensioni dovessero prolungarsi, anche aeroporti attualmente in una posizione più sicura potrebbero trovarsi ad affrontare difficoltà.
