Potrebbe essere ancora lì, sotto la campata crollata del ponte sul Trigno, l’auto di Domenico Racanati, il 53enne pugliese disperso dopo il cedimento improvviso della struttura. È questa la conclusione a cui giunge la relazione tecnica del consulente Stefano Moretti, incaricato di ricostruire la dinamica della tragedia avvenuta alle ore 9 circa di giovedì 2 aprile. Secondo l’analisi, il veicolo stava attraversando il ponte in direzione sud-nord proprio nel momento in cui i piloni hanno iniziato a inclinarsi. La carreggiata, cedendo prima sul lato sinistro e poi completamente anche sul destro, avrebbe trascinato l’auto verso il vuoto. Il conducente, probabilmente d’istinto, avrebbe sterzato a sinistra per cercare di mantenere il controllo, ma la massa d’asfalto e le travi in collasso lo avrebbero trascinato giù.
L’impatto con il letto del fiume e con i detriti del ponte avrebbe distrutto parte del veicolo. A confermarlo, il ritrovamento della targa nei pressi dei piloni, indicato da Moretti come “primo punto di impatto”. Da quel momento, la furia del Trigno — gonfio per la piena — avrebbe investito tutto, trasformando il tratto crollato in una sorta di diga artificiale. Tronchi, fango e travi si sarebbero accumulati in una catasta che oggi intrappola anche i soccorritori. Tre gli scenari esaminati dal consulente. Il più probabile, definito con “elevata certezza”, è che la vettura sia ancora sotto la campata o a pochi metri di distanza, sepolta da detriti e materiale legnoso. In alternativa, la corrente potrebbe averla spostata di poco più a valle. Molto meno plausibile, invece, l’ipotesi che l’auto sia stata trascinata fino alla foce o al mare. Per Moretti, il peso del mezzo e l’attrito con il fondale rendono quasi impossibile uno spostamento significativo. L’auto di Domenico Racanati, spiega la relazione, sarebbe dunque ancora lì, sotto il cuore del ponte crollato, intrappolata nel punto in cui tutto è finito.


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