L’amministrazione guidata da Donald Trump ha annunciato una nuova e drastica politica commerciale che colpisce duramente il settore farmaceutico globale. Attraverso un ordine esecutivo firmato oggi, Washington ha introdotto dazi fino al 100% sui prodotti farmaceutici delle aziende che non hanno raggiunto un accordo con la Casa Bianca. Si tratta di una misura senza precedenti, che segna un cambio di passo nella strategia americana, sempre più orientata a proteggere il mercato interno e a forzare una riduzione dei prezzi dei medicinali. I nuovi dazi saranno implementati nell’ambito della “Section 232”, una norma che consente l’avvio di indagini per motivi di sicurezza nazionale prima dell’approvazione definitiva delle tariffe. L’entrata in vigore è prevista entro un arco temporale compreso tra 120 e 180 giorni, lasciando quindi uno spazio limitato per eventuali negoziazioni dell’ultimo minuto.
Accordi con le multinazionali: prezzi più bassi in cambio di tregua
Non tutte le aziende saranno colpite allo stesso modo. Alcune tra le principali multinazionali del farmaco, tra cui Pfizer, AstraZeneca e Novo Nordisk, figurano tra le 13 società che hanno già raggiunto un accordo con gli Stati Uniti. Queste aziende hanno accettato di ridurre i prezzi dei farmaci sul mercato americano in cambio di una sospensione o attenuazione dei dazi. L’intesa rappresenta una sorta di compromesso tra le esigenze politiche della Casa Bianca e gli interessi delle Big Pharma, evitando un impatto immediato sui loro prodotti. Tuttavia, resta da capire quanto queste riduzioni influenzeranno i mercati globali e se porteranno a una revisione dei listini anche in altri Paesi.
Tariffe differenziate per alleati e partner commerciali
Il nuovo pacchetto di misure prevede anche una struttura tariffaria differenziata a seconda dei Paesi di provenienza dei farmaci. I prodotti importati da Unione Europea, Giappone, Corea del Sud e Svizzera saranno soggetti a dazi del 15%, una percentuale significativa ma inferiore rispetto alle misure più punitive. Diverso il trattamento riservato alla Gran Bretagna, primo Paese ad aver siglato un accordo con l’amministrazione Trump: in questo caso i dazi saranno limitati al 10%. Questa differenziazione riflette una strategia diplomatica oltre che economica, con Washington che premia i partner più collaborativi e penalizza chi non si adegua alle nuove condizioni. La mossa rischia però di inasprire le tensioni commerciali con alcuni alleati storici, aprendo la strada a possibili contromisure.
Nuovi dazi anche su metalli e prodotti industriali
L’offensiva commerciale non si limita al comparto farmaceutico. Nell’ordine esecutivo sono inclusi anche nuovi dazi sui metalli, in particolare su prodotti finiti che contengono quantità rilevanti di acciaio, alluminio o rame. In questi casi, le tariffe saranno fissate al 25% e calcolate in modo proporzionale al contenuto metallico dei prodotti stessi. Le nuove regole entreranno in vigore già da lunedì, segnando un’accelerazione rispetto ai tempi previsti per il settore farmaceutico. Questa misura colpisce direttamente diverse filiere industriali globali e potrebbe avere ripercussioni significative sui costi di produzione e sui prezzi finali.
Nel complesso, la strategia della Casa Bianca appare sempre più orientata a un rafforzamento della produzione interna e a una ridefinizione dei rapporti commerciali internazionali, con effetti che potrebbero estendersi ben oltre i confini degli Stati Uniti.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?