Identificati per la prima volta resti del cranio, finora sconosciuti, del grande dinosauro predatore Siamraptor suwati, grazie a due fossili rinvenuti in Thailandia. È quanto riportano Soki Hattori, Duangsuda Chokchaloemwong e colleghi in uno studio pubblicato sulla rivista PLOS One. I reperti, costituiti da due porzioni di scatola cranica, permettono di colmare una lacuna fondamentale nella conoscenza anatomica di questa specie, confermandone anche la posizione evolutiva tra i carcharodontosauri, grandi predatori del Cretaceo. I fossili, recuperati nella formazione di Khok Kruat nel nord-est della Thailandia, rappresentano i primi esempi noti di scatola cranica attribuibili con certezza a Siamraptor suwati.
Le caratteristiche dei fossili
L’analisi dettagliata delle strutture ossee ha evidenziato caratteristiche distintive condivise tra i due esemplari, tra cui particolari cavità e suture craniche non osservate in altri dinosauri simili. Secondo gli autori, questi elementi consentono di attribuire con buona affidabilità i reperti alla stessa specie già descritta nel 2019, rafforzando l’ipotesi che Siamraptor rappresenti uno dei membri più antichi del gruppo dei carcharodontosauri.
“Le caratteristiche osservate indicano chiaramente l’appartenenza di questi fossili a Siamraptor”, spiegano i ricercatori, sottolineando come alcune peculiarità anatomiche possano essere considerate tratti unici della specie.
Le implicazioni della scoperta
La scoperta ha implicazioni rilevanti per la comprensione dell’evoluzione dei grandi dinosauri carnivori. I carcharodontosauri erano predatori dominanti diffusi in gran parte dei continenti durante il Giurassico e il Cretaceo, ma i loro rappresentanti asiatici, soprattutto quelli più antichi, sono ancora poco documentati. In questo contesto, il nuovo materiale fossile contribuisce a chiarire l’evoluzione della morfologia cranica all’interno del gruppo. L’analisi filogenetica condotta dagli studiosi colloca Siamraptor tra i membri più primitivi della famiglia, fornendo nuovi elementi per ricostruire le relazioni evolutive tra i teropodi.
Inoltre, lo studio evidenzia caratteristiche condivise con altri grandi predatori, ma anche tratti esclusivi, come particolari depressioni nella regione frontale del cranio e una specifica configurazione delle suture ossee.
I ricercatori sottolineano che, nonostante i progressi, restano margini di incertezza dovuti alla limitata disponibilità di fossili, e non si può escludere la presenza di specie affini nella stessa area. Tuttavia, i nuovi dati rappresentano un passo avanti significativo nella ricostruzione dell’anatomia e della storia evolutiva di questi dinosauri.


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