L’Europa sta affrontando una trasformazione ambientale senza precedenti, con ondate di calore che colpiscono duramente la salute pubblica, l’economia e gli ecosistemi globali. Secondo le analisi degli esperti del CMCC sul rapporto “European State of the Climate 2025“, il numero di persone esposte a temperature estreme è cresciuto del 57% nell’ultimo decennio, mentre le città diventano hotspot dove il calore supera di 9 gradi quello delle aree rurali. Questo fenomeno rappresenta un rischio sistemico che mina la stabilità lavorativa, specialmente in agricoltura, e minaccia la sicurezza alimentare di oltre un milione di persone. La rapidità di questi cambiamenti richiede una comprensione profonda delle dinamiche in atto, dal surriscaldamento del Mediterraneo alla riduzione dei ghiacci artici. Senza interventi di adattamento tempestivi, le fatalità annuali legate al caldo potrebbero aumentare esponenzialmente entro la metà del secolo, delineando una sfida epocale per la resilienza delle infrastrutture e delle comunità europee.
La metamorfosi dell’Artico e le sfide della previsione
In merito ai profondi cambiamenti nel sistema polare, la scienziata Dorotea Iovino afferma: “La ricerca del CMCC rafforza l’uso delle rianalisi marine di Copernicus per valutare la trasformazione in corso del ghiaccio marino artico verso uno stato di cambiamento rapido e continuo, caratterizzato da ghiaccio più sottile, giovane e mobile, una stagionalità più forte e un ruolo crescente del forcing oceanico“.
A queste sfide fisiche si risponde con l’innovazione tecnologica. Simona Masina, Direttrice dell’Institute on Earth System Predictions, sottolinea l’importanza dei nuovi strumenti di allerta: “Insieme, questi progressi segnano un importante passo avanti. Collegando le cause fisiche degli estremi termici con nuovi strumenti predittivi, la ricerca del CMCC sta aiutando a trasformare la scienza del clima in allerta precoce attuabile, supportando una migliore preparazione per le comunità, gli ecosistemi e i settori economici chiave sempre più esposti al calore estremo“.
Il nuovo regime dei mega-incendi e la tutela della biodiversità
Un altro fronte critico è quello degli incendi, diventati quasi ingovernabili a causa delle temperature record e della siccità. Donatella Spano, Vicepresidente del CMCC, osserva in merito alla stagione record del 2025: “Gli incendi boschivi non sono più solo una questione ambientale; sono una caratteristica definitoria del rischio climatico nel XXI secolo. Stiamo assistendo a una trasformazione nel regime degli incendi. Da un lato, il 2025 ha registrato tempi insoliti in Europa: la stagione degli incendi è iniziata molto presto, a marzo, e da lì si è evoluta quasi senza sosta fino alla fine dell’estate“.
La stessa ricercatrice evidenzia infine la necessità di un approccio rigenerativo per contrastare la perdita di specie: “Data la natura complessa degli ecosistemi e il mosaico di paesaggi in cui le persone vivono accanto ad ambienti pesantemente modificati, abbiamo bisogno di un nuovo paradigma in cui le persone possano vivere in modo sostenibile, garantendo la biodiversità e il benessere“.
