In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e instabilità dei mercati energetici, il costo della guerra non si misura solo sui fronti internazionali ma si riflette direttamente sulle economie nazionali. In Italia, dove la forte dipendenza dalle importazioni di gas e petrolio rende il sistema energetico particolarmente vulnerabile, ogni crisi si traduce rapidamente in rincari per famiglie e imprese. È su questo scenario che si inserisce l’analisi di Antonio Visconti, presidente Ficei (la federazione che raggruppa i consorzi industriali italiani) e numero uno dell’Asi di Salerno, che evidenzia fragilità strutturali e possibili strategie per ridurre l’esposizione del Paese agli shock esterni.
“Il conto della guerra arriva sulla bolletta”, “puntare sui distretti energetici”
“Il conto della guerra arriva sulla bolletta prima ancora che sui confini. E l’Italia lo paga più di altri perché dipende quasi interamente dall’estero per alimentare case, imprese e trasporti. I numeri sono chiari: il Paese importa il 95% del gas e il 91% del petrolio che consuma. Una fragilità strutturale che, in una fase segnata dal rincaro dell’energia legato ai conflitti internazionali, espone famiglie e aziende a scosse immediate sui costi“, segnala Visconti. “Il nodo più pesante riguarda il sistema elettrico. In Italia il gas pesa ancora per circa il 50% nella produzione di energia. Questo significa che ogni tensione sui mercati internazionali si trasferisce più rapidamente sul prezzo all’ingrosso dell’elettricità. Il risultato è un divario penalizzante: il costo dell’energia resta più alto rispetto a Germania, Olanda, Francia e Spagna“.
Per Visconti, la “questione non è solo ambientale, ma industriale. Un Paese che acquista quasi tutto il combustibile fossile dall’estero subisce ogni crisi geopolitica come una tassa invisibile. E quando il prezzo sale, la dipendenza si traduce in rincari, perdita di competitività e pressione sui consumatori“. In questo scenario, spiega ancora il presidente Ficei, “dal mondo industriale arriva una proposta operativa: puntare sui distretti energetici. L’idea, sostenuta da Ficei, è costruire sistemi locali di produzione e consumo, integrati e autonomi, capaci di ridurre l’esposizione ai mercati esteri e stabilizzare i costi per le imprese. Una risposta strutturale a una crisi che non è più episodica, ma permanente“.
“Non è la domanda il problema, ma l’esposizione alle forniture straniere. Finché gas e petrolio resteranno il motore principale del sistema energetico nazionale, ogni guerra lontana continuerà ad avere un effetto molto vicino per famiglie e industria: dentro le bollette“, conclude Visconti.


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