Il futuro dell’energia pulita in Italia passa per il mare, con un cambio di rotta normativo che punta a dare certezze a un settore industriale in forte fermento. Durante il Question Time alla Camera dei Deputati di mercoledì 22 aprile 2026, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha annunciato ufficialmente che il governo è al lavoro per una profonda trasformazione della disciplina sugli incentivi. In merito alla tecnologia eolica off-shore, “il Ministero sta procedendo ad una rivisitazione del Decreto FER2, che sia in grado di coniugare le esigenze degli operatori di settore con il perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione, garantendo al contempo una razionale programmazione degli interventi e della spesa per la collettività“, ha dichiarato il titolare del MASE. Questa mossa punta a superare le attuali criticità e a velocizzare l’iter per l’assegnazione dei contingenti di potenza necessari al raggiungimento dei target europei.
La nuova strategia del MASE per la distinzione tra impianti fissi e galleggianti
Una delle novità più rilevanti emerse dal dibattito parlamentare riguarda la necessità di differenziare le diverse tecnologie che compongono l’universo dell’energia dal vento in mare. Il Ministro ha chiarito che il governo intende superare l’attuale approccio unitario per riconoscere le peculiarità tecniche ed economiche delle diverse soluzioni ingegneristiche. “Abbiamo il doppio fronte tenuto unito da un unico criterio, ma c’è differenza tra palificato e galleggiante, e proprio su questo si è al lavoro sullo sdoppiamento“, ha segnalato Pichetto Fratin. Questo passaggio è considerato fondamentale per permettere all’eolico offshore galleggiante di esprimere il suo potenziale in bacini profondi come quelli italiani, dove le fondazioni fisse non sono sempre applicabili. La revisione punta dunque a creare binari paralleli che favoriscano entrambi i segmenti, garantendo che le aste competitive siano calibrate sui reali costi operativi delle imprese.
Meccanismi di supporto e obiettivi del Decreto FER2 per la transizione energetica
Il quadro regolatorio in via di definizione si inserisce in un sistema di sostegno pensato per le tecnologie che non hanno ancora raggiunto la piena maturità commerciale. “Il decreto FER2 prevede meccanismi di supporto per l’esercizio di impianti a fonti rinnovabili lontani dalla competitività di mercato o con costi operativi elevati, mediante la partecipazione a procedure di aste e registro, e la stipula di contratti alle differenze a due vie a valere sull’energia elettrica prodotta e immessa in rete dai predetti impianti”, ha spiegato il Ministro nel corso del suo intervento. Attualmente, il target per l’eolico offshore rimane fissato su un contingente massimo pari a 3,8 GW. Secondo le norme vigenti, sono ammissibili i progetti relativi a impianti galleggianti e quelli su fondazioni fisse, a patto che questi ultimi rispettino una distanza minima dalla costa pari a 12 miglia nautiche. Ad oggi, il percorso delle gare ha visto una progressione graduale: “Al momento sono state bandite 2 aste FER2, una nel 2024 per gli impianti a biogas e biomasse, e una nel 2025 per i medesimi impianti nonché per il fotovoltaico floating su acque interne“.
Il confronto con le associazioni e il cronoprogramma per le prossime aste
Il processo di riscrittura della norma non sta avvenendo nel chiuso dei palazzi romani, ma attraverso un dialogo costante con il mondo produttivo. “In una prima fase, sono stati raccolti i contributi dei principali operatori e delle associazioni di categoria, utili a predisporre una bozza di modifica del Decreto specifica per l’eolico off-shore che verrà sottoposta alla valutazione di un tavolo di settore di prossima convocazione“, ha precisato Pichetto Fratin, aggiungendo che l’incontro avverrà in tempi brevissimi. Una volta completato il passaggio tecnico nazionale, la palla passerà a Bruxelles per la necessaria verifica di conformità con le norme sugli aiuti di Stato. Il Ministro ha infatti concluso sottolineando che “una volta ridefinito il quadro regolatorio, le tempistiche del processo per giungere alle aste saranno coerenti con l’approvazione del decreto revisionato in sede comunitaria“. La rapidità di questa approvazione sarà determinante per consentire agli investitori di pianificare i cantieri nei prossimi mesi.
L’appello degli operatori per una sovranità energetica nazionale
Le rassicurazioni fornite dal governo sono state accolte con favore ma anche con una richiesta di estrema urgenza da parte dei rappresentanti dell’industria. Fulvio Mamone Capria, presidente dell’Associazione delle energie rinnovabili offshore (AERO), ha espresso apprezzamento per l’attenzione dedicata dal gruppo Noi Moderati e dal Ministero, ma ha ricordato che il tempo è un fattore critico. “L’eolico offshore galleggiante è una realtà industriale già presente in diversi paesi quali Francia e Gran Bretagna, e non possiamo non segnalare i ritardi che l’Italia ha accumulato in questi anni”, ha dichiarato Mamone Capria. Secondo l’associazione, è necessario che già quest’anno si possa formalizzare il calendario dei bandi per i 3.800 MW previsti fino al 2028. L’impatto economico stimato è imponente: ogni euro investito in questa tecnologia ne genera tre in termini di crescita economica, configurandosi come un volano straordinario per l’occupazione, specialmente nelle regioni del Mezzogiorno. Per il settore, la sfida non è solo ambientale ma strategica, poiché l’energia dal vento marino rappresenta un tassello insostituibile per garantire la sovranità energetica e l’indipendenza nazionale in un contesto di forte instabilità geopolitica.


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