Evento estremo in Molise: Capracotta sommersa dalla neve ad aprile, accumuli eccezionali e disagi su strade e collegamenti. Non accadeva dal 1967 | VIDEO

Un evento che riporta alla memoria la storica nevicata dell'aprile 1967 nel borgo molisano

Molise: Capracotta sommersa dalla neve ad aprile

Capracotta si è svegliata in pieno inverno nel cuore della primavera. Nelle ultime ore, nel borgo montano del Molise, la neve ha superato i due metri di spessore, trasformando il paese in un labirinto di corridoi bianchi tra muri di neve che arrivano fino ai primi piani delle case. Per trovare qualcosa di simile ad aprile, bisogna tornare indietro di quasi sessant’anni, al lontano 1967, quando un’altra nevicata eccezionale segnò la memoria degli abitanti più anziani. Le immagini arrivate da Capracotta mostrano strade ridotte a trincee, con cumuli che sovrastano le persone, costrette a camminare in stretti passaggi aperti a fatica con pale e mezzi meccanici. Le auto sono completamente sepolte, riconoscibili solo da qualche specchietto o antenna che spunta dal manto bianco. I cancelli delle case sono sommersi, le porte d’ingresso si aprono su pareti di neve compatta, mentre balconi e finestre al primo piano si affacciano su un livello che sembra quello del suolo. Il paese, a oltre 1.400 metri di quota, appare come un avamposto alpino sperduto nel nord Europa, e invece siamo nell’Appennino molisano, in aprile.

La nevicata è stata lunga, intensa e accompagnata da vento forte. Le raffiche hanno rimaneggiato continuamente la neve, creando accumuli irregolari ma impressionanti. In alcuni punti riparati, i tecnici e i volontari che stanno monitorando la situazione parlano di altezze che sfiorano e superano i 3–4 metri, soprattutto a ridosso di muri, edifici e muretti di contenimento. Le operazioni di sgombero sono rese difficili proprio da questa distribuzione disomogenea: dove il vento ha “pulito” l’asfalto lo spessore è minore, ma pochi metri più in là ci si trova davanti a vere barriere di neve compatta.

Per gli abitanti di Capracotta è un ritorno a scenari che sembravano appartenere al passato. I più anziani raccontano con stupore di non vedere una nevicata di tale portata, così avanzata nella stagione, dal 1967. Allora, come oggi, la primavera fu spazzata via da un’irruzione fredda improvvisa, capace di riportare il paese in un clima pienamente invernale quando i campi iniziavano già a prepararsi alla bella stagione. Molti mettono a confronto anche l’episodio del marzo 2015, quando Capracotta finì sulle cronache internazionali per l’incredibile quantità di neve caduta in 24 ore, ma sottolineano come questa volta sia il periodo dell’anno a rendere il fenomeno ancora più singolare.

Nel borgo la vita quotidiana è stata stravolta. Le scuole sono chiuse, i collegamenti stradali hanno subito pesanti disagi e gli spostamenti sono ridotti allo stretto necessario. I mezzi spazzaneve lavorano senza sosta per garantire almeno i principali accessi, ma la massa di neve da spostare è enorme. I marciapiedi sono scomparsi, i parcheggi inesistenti, e molti cittadini si muovono solo a piedi, spesso con scarponi e bastoncini, come in un’escursione di montagna. Chi abita nelle zone più periferiche o nelle contrade è in contatto continuo con il Comune e la Protezione Civile per segnalare eventuali criticità.

Nonostante le difficoltà, a Capracotta non manca lo spirito di adattamento, tipico delle comunità di montagna. C’è chi documenta la nevicata con foto e video, consapevole di trovarsi davanti a un evento che resterà nella memoria collettiva. Sui social circolano scatti spettacolari: tetti che quasi si confondono con il cielo grigio, camini che emergono a fatica, strade viste dall’alto come canyon candidi. Molti residenti, tra fatica e stupore, parlano di “nevicata storica”, soprattutto per il fatto che sta avvenendo quando ormai si pensava all’arrivo stabile della primavera.

La dimensione meteorologica di quanto sta accadendo è altrettanto rilevante. Una discesa di aria molto fredda in quota, collegata a un vortice depressionario sul Mediterraneo centrale, ha creato le condizioni perfette per una fase di maltempo intenso sull’Appennino, con precipitazioni persistenti e temperature sufficientemente basse per mantenere la neve fino a quote relativamente elevate. Capracotta, per la sua posizione esposta e l’altitudine, si è trovata esattamente nella zona in cui il flusso umido ha interagito con il rilievo, esaltando le precipitazioni e trasformandole in una lunga, ininterrotta nevicata.

Gli esperti evidenziano come episodi nevosi in aprile, soprattutto in montagna, non siano di per sé eccezionali, ma quello che rende particolare l’evento di Capracotta è la combinazione di durata, intensità e accumulo complessivo. Oltre due metri di neve in un paese abitato, a primavera inoltrata, rappresentano un fenomeno di spicco anche su scala nazionale. In un clima che, negli ultimi anni, è stato spesso associato a inverni miti e nevicate in calo alle quote medie, vedere un simile scenario contribuisce a ricordare quanto l’atmosfera possa ancora produrre estremi sorprendenti, specie quando circolazione e orografia si combinano nel modo “giusto”.

Allo stesso tempo, le conseguenze pratiche sono tutt’altro che banali. Il peso della neve sui tetti viene monitorato con attenzione, soprattutto sulle strutture più datate, mentre alcuni agricoltori guardano con preoccupazione ai terreni e alle colture che stavano uscendo dalla stagione fredda. Il disgelo, quando arriverà, dovrà essere graduale per evitare problemi legati al deflusso dell’acqua e a eventuali colate di neve bagnata. La Protezione Civile invita alla prudenza, sia durante gli spostamenti su strada, sia nel muoversi a piedi vicino a cornicioni, tetti e grandi accumuli, che potrebbero cedere all’improvviso.

Capracotta, ancora una volta, si ritrova così al centro delle cronache meteo italiane. Il paese, già noto agli appassionati di montagna e di neve per i suoi inverni rigidi e per il celebre episodio del 2015, aggiunge un nuovo capitolo alla propria storia climatica, a dimostrazione di come, anche nell’epoca dei cambiamenti climatici e delle anomalie termiche, l’Appennino possa ancora regalare — e imporre — pagine di inverno autentico quando meno ce lo si aspetta.

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