L’immagine catturata dal satellite Copernicus Sentinel-2 ci mostra un flusso di lava attivo sul vulcano Piton de la Fournaise sull’isola de La Réunion. Situata nell’Oceano Indiano occidentale, l’isola è un dipartimento d’oltremare francese a circa 680 km a Est del Madagascar. Le origini vulcaniche di La Réunion rendono il suo paesaggio particolarmente aspro in alcune zone e ricoperto da una vegetazione lussureggiante in altre. I terreni coltivati e le città, visibili come agglomerati grigio-bianchi, sono concentrati nelle pianure costiere. La capitale e città più grande è Saint-Denis, sulla costa settentrionale, in gran parte coperta dalle nuvole nell’immagine.
Il centro dell’isola ospita 3 vasti circhi glaciali, o caldere, creati da enormi crolli. Insieme formano il vulcano a scudo dormiente, nonché la vetta più alta dell’isola, il Piton des Neiges (3069 m), che fa capolino di colore marrone da sotto le nuvole vicino al centro dell’immagine, pubblicata dall’Agenzia Spaziale Europea. Sebbene l’isola di La Réunion ospiti diversi vulcani, attualmente solo uno è attivo: il vulcano a scudo Piton de la Fournaise, uno dei più attivi sulla Terra, che domina la parte sudorientale dell’isola. L’immagine, scattata il 21 marzo 2026, mostra una colata lavica sul suo fianco occidentale, a seguito di un’eruzione iniziata a metà febbraio. Sebbene l’immagine sia stata elaborata a colori naturali, sono stati utilizzati anche i canali infrarossi a onde corte del satellite Sentinel-2 per evidenziare la lava incandescente che fuoriesce dal cratere, visibile in giallo e rosso.
Durante l’eruzione, la lava ha raggiunto l’oceano per la prima volta in quasi 20 anni. Nell’immagine, la lava è visibile mentre scorre verso la costa e si riversa nell’Oceano Indiano. Si può anche osservare una colonna di cenere e fumo che fuoriesce dal cratere e si sposta verso Ovest, mentre sui fianchi del cratere sono visibili tracce di eruzioni precedenti sotto forma di colate di lava solidificata di colore marrone scuro.
Il ruolo dei satelliti
I dati satellitari sono un ottimo strumento per monitorare le eruzioni. Una volta iniziata un’eruzione, missioni ottiche come Copernicus Sentinel-2 possono catturare pennacchi di fumo, colate laviche, frane e possono essere utilizzate per valutare i danni. Inoltre, gli strumenti radar e i sensori atmosferici possono fornire dati complementari per identificare fessure nel terreno, possibili terremoti, misurare i gas e gli aerosol rilasciati dall’eruzione e seguire la diffusione e il movimento dei pennacchi vulcanici, contribuendo a valutare l’impatto ambientale e i possibili rischi per la popolazione e l’aviazione.
