Il calore estremo rappresenta una minaccia senza precedenti per la salute e il sostentamento di oltre un miliardo di persone in tutto il mondo, con una perdita annuale stimata di mezzo trilione di ore di lavoro. Secondo l’ultimo rapporto congiunto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), i lavoratori agricoli e i sistemi agroalimentari si trovano in prima linea, subendo gli impatti più devastanti di un clima che cambia rapidamente. La frequenza e l’intensità delle ondate di calore sono aumentate drasticamente nell’ultimo mezzo secolo, compromettendo i raccolti, la salute del bestiame e l’equilibrio di interi ecosistemi terrestri e marini. Questo fenomeno si manifesta quando le temperature diurne e notturne superano i livelli abituali per periodi prolungati, innescando stress fisiologici e danni fisici diretti a colture, specie ittiche e foreste, rendendo il futuro della sicurezza alimentare globale estremamente incerto.
Un moltiplicatore di rischi per l’economia globale
Il rapporto “Extreme heat and agriculture” analizza come le ondate di calore interagiscano con altre variabili climatologiche come pioggia, umidità e siccità, scatenando effetti composti che devastano individui ed economie. Il Direttore Generale della FAO, QU Dongyu, ha sottolineato la gravità della situazione dichiarando: “Questo lavoro evidenzia come il calore estremo sia un importante moltiplicatore di rischio, esercitando una pressione crescente su colture, bestiame, pesca e foreste, e sulle comunità e le economie che dipendono da essi”.
Il cambiamento delle condizioni operative è stato confermato anche dal Segretario Generale del WMO, Celeste Saulo, la quale ha affermato che “il calore estremo sta definendo sempre più le condizioni in cui operano i sistemi agroalimentari”. Saulo ha inoltre descritto il fenomeno come “un fattore di rischio aggravante che amplifica le debolezze esistenti nei sistemi agricoli”.
Impatti biologici e shock termici
Il restringimento del “margine di sicurezza termica” sta mettendo a dura prova i processi biologici fondamentali come la fotosintesi e la riproduzione. Nel 2025, la catena montuosa di Fergana in Kirghizistan ha vissuto un periodo prolungato con temperature di 10°C superiori alla norma, causando uno shock termico che ha favorito un’infestazione di locuste e ha portato a un calo del 25% nei raccolti di cereali. Per il bestiame, lo stress inizia sopra i 25°C, soglia oltre la quale gli animali soffrono di insufficienza organica e shock cardiovascolare. Anche i pesci sono a rischio: nel 2024, il 91% dell’oceano globale ha subito almeno un’ondata di calore marina, riducendo i livelli di ossigeno e causando insufficienze cardiache nelle specie ittiche. Per le principali colture, i cali di resa iniziano sopra i 30°C, portando a polline sterile e alla produzione di composti ossidativi tossici.
Siccità improvvise e costo umano
Il rapporto evidenzia l’emergere delle “flash droughts”, siccità improvvise che prosciugano l’umidità del suolo. Casi emblematici si sono verificati in Brasile tra la fine del 2023 e il 2024, dove le rese di soia sono scese del 20% a causa di temperature medie superiori di 7 gradi per lunghi periodi. Oltre ai danni ambientali, il bilancio umano è drammatico: il numero di giorni all’anno in cui fa troppo caldo per lavorare potrebbe salire a 250 in gran parte dell’Asia meridionale, dell’Africa sub-sahariana tropicale e del Centro-Sud America.
Il rapporto sottolinea infine la necessità di innovazione, sistemi di allerta precoce e accesso a servizi finanziari per supportare i paesi a basso e medio reddito: “Proteggere il futuro dell’agricoltura e garantire la sicurezza alimentare globale richiederà non solo la costruzione della resilienza nelle aziende agricole, ma anche l’esercizio della solidarietà internazionale e della volontà politica collettiva per la condivisione dei rischi, e una transizione decisa lontano da un futuro ad alte emissioni”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?