Una scossa di terremoto magnitudo Mwp 5.8 è stata registrata dai sismografi INGV nelle remote acque a Sud del continente africano. L’evento tellurico si è verificato alle 12:13 ora italiana, con ipocentro a soli 5 km sotto il fondale marino. Nonostante l’intensità significativa del fenomeno, la localizzazione in mare aperto, in una regione geografica priva di insediamenti umani stabili, ha evitato che si registrassero danni a persone o infrastrutture costiere.
Dinamiche tettoniche: la danza lenta delle placche abissali
Il terremoto odierno ha avuto origine lungo la Dorsale Indiano-Sudoccidentale (Southwest Indian Ridge – SWIR), una delle strutture geologiche più affascinanti e isolate del pianeta. Si tratta di un margine divergente, ovvero una frattura della crosta terrestre dove la Placca Africana e la Placca Antartica si allontanano l’una dall’altra. Questo movimento permette al magma proveniente dal mantello di risalire, creando nuovo fondale oceanico e generando, nel processo, frequenti scariche di energia sismica. A differenza di altre dorsali oceaniche, la SWIR è classificata come una dorsale a espansione “ultralenta”. Le placche si separano a una velocità di circa 14-16 mm all’anno, un ritmo paragonabile alla crescita delle unghie umane. Questa lentezza geologica crea un ambiente complesso, dove il fondale non viene formato esclusivamente da eruzioni vulcaniche, ma anche dal sollevamento di rocce profonde attraverso grandi faglie. La profondità ipocentrale di soli 5 km registrata dall’INGV è tipica di questi eventi, poiché la crosta oceanica in corrispondenza della dorsale è sottile e fragile.
Sismicità storica: i precedenti in una regione remota
Sebbene un magnitudo 5.8 possa sembrare allarmante, per la Dorsale Indiano-Sudoccidentale si tratta di un evento che rientra nella statistica storica della regione. Quest’area è costantemente punteggiata da sismi di magnitudo compresa tra 4.5 e 6.0. La storia sismica locale evidenzia come questi fenomeni si verifichino spesso in “sciami” sismici, ovvero sequenze di numerosi terremoti che possono durare giorni o settimane, legati sia a movimenti tettonici che a intrusioni magmatiche nel sottosuolo. Negli ultimi decenni, eventi di magnitudo superiore a 6.0 sono stati rari ma documentati, come accaduto nel 2016 e nel 2018, quando forti sequenze sismiche hanno interessato i segmenti vicini alla zona di frattura di Melville. Il rischio principale per l’uomo in queste aree rimane teoricamente legato alla generazione di tsunami, tuttavia la tipologia di faglia prevalente (spesso a scorrimento laterale o distensiva) e la magnitudo non estrema rendono tale eventualità molto remota.





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