Frana Petacciato, A14 chiusa tra Vasto Sud e Termoli: 28 chilometri in due ore e mezza, code infinite sulla Trignina e strade secondarie al collasso | FOTO

Colonne interminabili di auto e camion sulla Trignina, provinciali dissestate prese d'assalto, incroci gestiti dalle forze dell'ordine: la frana di Petacciato ha trasformato un normale spostamento sull'Adriatica in un viaggio senza fine

Due ore e mezza per percorrere appena 28 chilometri. È l’incubo che da ore stanno vivendo gli automobilisti intrappolati tra Termoli e Vasto, lungo uno dei tratti più delicati dell’Adriatica. In condizioni normali, da casello a casello basterebbero poco più di venti minuti; oggi, invece, il tempo di viaggio si misura in ore, non in minuti. La causa è la frana di Petacciato, che ha portato alla chiusura del tratto di A14 tra Vasto Sud e Termoli e all’uscita obbligatoria dal tracciato autostradale. Il traffico diretto verso sud viene deviato sulla SS650 Trignina, fino allo svincolo di Mafalda, ma quella che dovrebbe essere una via di collegamento alternativa è ormai al collasso: colonne interminabili di auto e camion, si procede a passo d’uomo, con soste forzate e sorpassi impossibili.

Lunghe code A14

In tilt anche la viabilità interna tra Abruzzo e Molise. Molti automobilisti, per evitare la coda sulla Trignina, scelgono percorsi secondari: la strada di Guglionesi, poi le tante provinciali dissestate, i saliscendi verso Montenero, l’ingresso a San Salvo e infine l’arrivo a Vasto dopo un interminabile “tour” tra paesi e frazioni. Un viaggio che, nelle testimonianze di chi è al volante, assume contorni surreali: da Bari a Termoli in 2 ore, da Termoli a Vasto in 2 ore e mezza.

Lunghe code A14 Vasto Termoli

Lungo il percorso la presenza delle forze dell’ordine è costante: pattuglie impegnate a regolare gli incroci più critici, gestire gli imbocchi delle strade secondarie e intervenire in caso di veicoli in difficoltà. Ma la sensazione diffusa, tra chi è bloccato in coda, è quella di un territorio fragile, in cui basta una frana per spaccare in due il corridoio adriatico e trasformare un normale spostamento in un’odissea.