L’estrema fragilità del suolo italiano è tornata al centro del dibattito istituzionale con le recenti dichiarazioni di Fabio Ciciliano, Capo del Dipartimento della Protezione Civile, intervenuto a Napoli durante l’inaugurazione della mostra “Terremoti d’Italia“. Il caso di Niscemi rappresenta oggi la massima espressione di una criticità che coinvolge la stragrande maggioranza dei comuni italiani, costretti a fare i conti con un dissesto idrogeologico che minaccia la sicurezza dei cittadini e la stabilità delle infrastrutture. Con oltre il 94% dei territori comunali a rischio frane o inondazioni, l’area siciliana si distingue per la presenza di uno dei movimenti franosi più estesi e complessi di tutto il continente europeo, una situazione che richiede interventi tecnici non più rimandabili. Ciciliano ha ribadito con forza come non sia più possibile accettare ritardi nel raggiungimento degli obiettivi, specialmente quando sono coinvolte figure professionali specifiche e ingenti risorse pubbliche destinate alla messa in sicurezza definitiva. La sfida ora è quella di trasformare le relazioni tecniche e le disponibilità finanziarie in cantieri operativi capaci di ridisegnare la geografia di un versante storicamente instabile, garantendo al contempo ristoro a chi perderà la propria abitazione.
Una frana storica e la responsabilità dei tecnici
La gravità della situazione nazionale è stata delineata dal commissario straordinario con numeri precisi e un richiamo alla responsabilità operativa. Ciciliano ha infatti dichiarato: “Il territorio nazionale è molto fragile: più del 94% dei comuni è a rischio idrogeologico o a rischio frane o inondazioni. Niscemi è emblematica da questo punto di vista, perché stiamo parlando di una delle frane più grandi d’Europa, che fortunatamente ha interessato una parte di città senza far registrare neanche un ferito“.
Il Capo del dipartimento non ha risparmiato critiche sulla gestione degli interventi, evidenziando che “è di tutta evidenza, però, che quando c’é da intervenire alcune cose bisogna farle, perché se ci sono delle figure tecniche che garantiscono la soluzione delle problematiche e che hanno dei costi per la collettività, non raggiungere l’obiettivo si traduce in quello che è accaduto“. Su Niscemi, ha aggiunto, “bisogna mettere mano“, precisando che sarà necessario “convivere con fenomeni di quel genere“. Ha poi ricordato che “sono fenomeni storici, è una frana che risale al 1790, quindi non si può certamente dire che non fosse una frana conosciuta“.
Il piano d’azione: demolizioni e riprofilazione del versante
Le strategie per il “futuro prossimo” di Niscemi si basano su una doppia linea d’azione che integra sicurezza e sviluppo. Ciciliano ha spiegato che le azioni puntano verso “conoscenza, ma anche sviluppo, in un futuro che dev’essere un futuro prossimo“. Entrando nel dettaglio operativo, ha confermato: “Per quanto mi riguarda come commissario straordinario per Niscemi posso dire che attendo l’ultima versione della relazione del Centro di competenza, che è pronta e che ho già visto in preview“.
Il piano prevede interventi immediati e paralleli sul territorio: “Sono già pronte le due aree di intervento: una verso il piano di demolizione e ristoro per le case che andranno demolite e l’altra, che va fatta in maniera contemporanea, per la messa in sicurezza del versante con la riprofilazione della geografia di quel territorio“. Per quanto riguarda la copertura economica, il commissario ha rassicurato che “sono stati stanziati 150 milioni solo per Niscemi“. La conclusione dell’iter dipende ora dai tempi normativi: “Si tratta di attendere tecnicamente la conversione del decreto legge del 27 febbraio, che ormai però è agli sgoccioli“.
