Gas UE, corsa contro il tempo per riempire gli stoccaggi: rischio prezzi in aumento

L’Europa deve accelerare le immissioni per raggiungere gli obiettivi prima dell’inverno, mentre cresce la pressione sui mercati energetici globali

Secondo i calcoli dell’agenzia di stampa russa TASS, basati sui dati di Gas Infrastructure Europe (GIE), le immissioni nette di gas negli stoccaggi sotterranei da parte dei Paesi dell’Unione Europea dall’inizio della stagione estiva, ad aprile 2026, hanno già raggiunto quasi 4 miliardi di metri cubi. Attualmente gli stoccaggi europei sono pieni al 31,97% e contengono circa 35 miliardi di metri cubi di gas. Si tratta di un livello ancora lontano dagli obiettivi fissati dalle istituzioni comunitarie, che impone una significativa accelerazione nei prossimi mesi. La situazione attuale rappresenta quindi solo il punto di partenza di una fase cruciale per la sicurezza energetica del continente.

Obiettivo 90%: la sfida imposta dalla Commissione europea

In base alle disposizioni della Commissione Europea, i Paesi UE devono garantire che i propri depositi di gas siano riempiti al 90% tra il 1° ottobre e il 1° dicembre di ogni anno. Inoltre, è consentito un margine di flessibilità del 10% in caso di condizioni di riempimento difficili. Per rispettare questi parametri, le immissioni nette nelle riserve europee prima del periodo autunno-inverno 2026-2027 dovranno ammontare ad almeno 68 miliardi di metri cubi. Un obiettivo ambizioso, soprattutto se confrontato con le performance recenti.

Il confronto con il 2025: numeri insufficienti

Lo scorso anno, infatti, l’Europa era riuscita a raggiungere solo circa 55 miliardi di metri cubi di immissioni. Un dato che evidenzia come lo sforzo richiesto nel 2026 sia significativamente più elevato. Questo gap tra obiettivi e risultati passati alimenta le preoccupazioni degli analisti, soprattutto in un contesto internazionale complesso e caratterizzato da forti tensioni geopolitiche.

È probabile che l’attuale stagione estiva vedrà un aumento dei prezzi del carburante, a causa dell’intensificarsi della concorrenza con l’Asia per i volumi di GNL disponibili, nel contesto del conflitto in Medio Oriente. La competizione globale per il gas naturale liquefatto rappresenta uno dei fattori chiave che potrebbero influenzare negativamente la capacità europea di riempire gli stoccaggi a costi sostenibili. L’Asia, infatti, continua a essere un mercato altamente attrattivo per i fornitori, rendendo più difficile per l’Europa assicurarsi volumi adeguati.

Le previsioni di Gazprom: rischio sotto il 70%

In precedenza, Gazprom aveva previsto che le riserve di gas negli stoccaggi europei potrebbero non raggiungere nemmeno il 70%, prima dell’inizio della prossima stagione di riscaldamento. Una previsione che, se confermata, metterebbe seriamente in discussione la capacità dell’Unione Europea di affrontare l’inverno senza tensioni sul fronte energetico.

L’Europa ha di fatto concluso la stagione di riscaldamento all’inizio di aprile, che è diventata la seconda più lunga da quando sono iniziate le rilevazioni, nel 2011, con una durata di 173 giorni. È stata superata solo dalla stagione di riscaldamento 2020-2021, durata ben 190 giorni, un record assoluto. La lunghezza della stagione ha inciso in modo significativo sui livelli di gas disponibili, aumentando i consumi e riducendo le scorte residue.

Prelievi record: consumi superiori alle immissioni

I prelievi netti durante la scorsa stagione di riscaldamento hanno superato i 61 miliardi di metri cubi, ovvero 6,5 miliardi di metri cubi in più rispetto ai volumi immessi la scorsa estate. Questo squilibrio tra consumo e stoccaggio evidenzia una criticità strutturale che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi mesi, puntando su strategie più efficaci per garantire l’equilibrio energetico.

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una vera e propria corsa contro il tempo. Le riserve di gas UE, gli obiettivi di riempimento e la pressione sui mercati globali si intrecciano in uno scenario complesso, in cui ogni ritardo potrebbe tradursi in costi più elevati e rischi per la stabilità energetica. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se l’Europa riuscirà a colmare il divario e affrontare l’inverno 2026-2027 con scorte.