La malattia di Chagas continua a rappresentare una sfida sanitaria globale silenziosa, causando ogni anno circa diecimila decessi e colpendo oltre otto milioni di persone in tutto il mondo, con una popolazione a rischio che supera i cento milioni di individui. In occasione della Giornata Mondiale indetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per il 14 aprile, l’attenzione internazionale si sposta quest’anno sul ruolo cruciale delle donne, spesso ingiustamente stigmatizzate come vettori dell’infezione congenita piuttosto che essere riconosciute come vittime e protagoniste della prevenzione. Originaria delle aree rurali dell’America Latina, la patologia ha ormai superato i confini continentali a causa dei flussi migratori e dei cambiamenti ambientali, radicandosi in ben 44 Paesi tra cui l’Italia e gli Stati Uniti. L’Istituto Superiore di Sanità sottolinea l’urgenza di una diagnosi tempestiva per evitare complicazioni letali, specialmente in contesti di vulnerabilità sociale dove l’accesso alle cure rimane ancora oggi limitato e difficoltoso per le fasce più fragili.
Oltre lo stigma: le donne come vittime e protagoniste della salute
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un monito chiaro: per decenni le donne sono state considerate quasi esclusivamente come una “fonte di infezione” per la trasmissione congenita ai figli, trascurando la loro condizione di pazienti. La realtà clinica evidenzia invece che la maggior parte di esse contrae il parassita Trypanosoma cruzi attraverso le stesse modalità del resto della popolazione: il contatto con l’insetto vettore o il consumo di alimenti e bevande contaminati.
Questa visione distorta ha portato a una sistematica carenza di informazioni e di educazione sanitaria rivolta alle ragazze e alle donne in età fertile. La mancanza di consapevolezza aumenta il rischio di sviluppare cardiomiopatie gravi, che colpiscono fino a un terzo delle pazienti infette, trasformando la gravidanza in un evento clinico ad alto rischio sia per la madre che per il neonato. Il cambio di paradigma promosso per l’edizione 2026 mira a integrare medicina e giustizia sociale, riconoscendo alle donne un ruolo attivo e fondamentale nella gestione della salute domestica e comunitaria.
Le nuove linee guida dell’ISS e l’importanza dello screening
In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità ha recentemente aggiornato le indicazioni per la gestione della malattia durante la gestazione. La trasmissione materno-fetale, pur essendo spesso asintomatica nel neonato, può causare nel 10-40% dei casi complicanze severe come prematurità, basso peso alla nascita e danni neurologici o cardiaci, con un tasso di letalità che può raggiungere il 14%. Le nuove raccomandazioni del Sistema Nazionale Linee Guida prevedono l’offerta dello screening sierologico alla prima visita prenatale per tutte le donne provenienti da Paesi endemici o che vi abbiano risieduto per più di sei mesi. Qualora il test non venga effettuato durante i nove mesi, deve essere garantito al momento del parto. L’approccio preventivo si completa con l’offerta del trattamento antiparassitario alla madre al termine dell’allattamento, garantendo così una presa in carico globale della paziente.
Il tema sarà approfondito oggi alle ore 16 nel webinar internazionale “Chagas 2026: Esperienza, Competenze e Sfide Attuali”, un confronto tra esperti italiani e latinoamericani volto a ridefinire le politiche sanitarie in un mondo sempre più interconnesso.


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