Il 25 aprile 2015 il Nepal veniva colpito da una delle peggiori tragedie della sua storia recente. Un violento terremoto magnitudo 7.8 scosse il Paese himalayano, provocando distruzioni diffuse e causando quasi 8700 vittime, oltre a decine di migliaia di feriti. L’epicentro fu localizzato a circa 80 km a Nord/Ovest della capitale, Kathmandu, una città ricca di storia e patrimonio culturale. In pochi secondi, edifici, templi e abitazioni crollarono come castelli di carta. Tra i luoghi più colpiti vi fu la storica Durbar Square, patrimonio mondiale dell’UNESCO, simbolo della cultura nepalese.
La violenza del sisma si fece sentire anche sulle montagne più alte del pianeta. Sul Monte Everest, una valanga innescata dal terremoto travolse il campo base, causando ulteriori vittime tra alpinisti e guide locali. Le immagini di tende sepolte dalla neve fecero rapidamente il giro del mondo, rendendo evidente la portata globale della tragedia. Nei giorni successivi, la situazione fu aggravata da numerose repliche, che ostacolarono i soccorsi e aumentarono la paura tra la popolazione. Migliaia di persone rimasero senza casa, costrette a vivere in rifugi di fortuna mentre la comunità internazionale si mobilitava per fornire aiuti umanitari.
A undici anni di distanza, oggi 25 aprile 2026, il Nepal continua a fare i conti con le cicatrici di quel giorno. Molti edifici storici sono stati restaurati o sono ancora in fase di ricostruzione, mentre le comunità locali hanno sviluppato una maggiore consapevolezza del rischio sismico. In una regione geologicamente fragile, situata lungo la zona di collisione tra la placca indiana e quella eurasiatica, la memoria di quella tragedia resta un monito costante.


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