Il Giappone sta valutando un ulteriore rilascio delle proprie riserve petrolifere strategiche, pari a 20 giorni di consumo interno, a causa delle persistenti incertezze riguardanti il transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Secondo fonti governative riportate dall’agenzia Kyodo, questa misura potrebbe essere attuata a maggio, qualora la situazione di blocco o rallentamento del traffico nello stretto continuasse a destare preoccupazione. Lo Stretto di Hormuz rappresenta infatti una delle principali arterie marittime per il trasporto del greggio, e la sua chiusura o parziale interruzione avrebbe un impatto diretto sull’approvvigionamento globale di petrolio.
La risposta del Giappone: rilascio delle riserve strategiche
Il governo giapponese ha già intrapreso una misura straordinaria a metà marzo, avviando la più grande operazione di rilascio di riserve petrolifere mai realizzata. In risposta agli attacchi tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che hanno avuto luogo il 28 febbraio e hanno messo in pericolo il flusso di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, il Giappone ha deciso di immettere sul mercato circa 80 milioni di barili di petrolio. Questo ammonta a circa 50 giorni di consumo interno, attingendo dalle riserve statali, dal settore privato e da Paesi produttori del Golfo.
Le operazioni di rilascio delle riserve statali saranno completate entro la fine di aprile, con il petrolio proveniente da 11 basi di stoccaggio distribuite sul territorio giapponese. Si tratta di un intervento urgente, mirato a garantire che l’interruzione del traffico petrolifero non comprometta l’approvvigionamento di energia in Giappone, un Paese che dipende quasi totalmente dalle importazioni per il proprio fabbisogno di greggio.
Le implicazioni per il mercato energetico globale
L’ipotesi di un ulteriore rilascio delle riserve petrolifere strategiche, che il Giappone sta prendendo in considerazione, si inserisce in un quadro più ampio di misure coordinate a livello internazionale. A metà marzo, anche i 32 Paesi membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) hanno avviato un piano di rilascio delle proprie riserve strategiche, per un volume complessivo superiore ai 400 milioni di barili. Questa è la prima operazione coordinata di rilascio dalle riserve dall’inizio del conflitto in Ucraina nel 2022, un evento che aveva già destabilizzato il mercato energetico mondiale.
Il Giappone, che importa oltre il 90% del proprio petrolio dal Medio Oriente, è tra i Paesi più vulnerabili alle turbolenze geopolitiche in quella regione. La strategia del governo giapponese è dunque non solo una risposta alle attuali difficoltà, ma anche una misura di precauzione contro possibili escalation future.
La posizione del Giappone e la cooperazione internazionale
Il Giappone ha sempre mostrato una forte volontà di cooperare a livello internazionale per garantire la stabilità dei mercati energetici globali. Già a marzo, il premier Sanae Takaichi aveva espresso il suo sostegno per un’eventuale azione coordinata di rilascio delle scorte da parte dei Paesi membri dell’AIE. Durante un incontro a Tokyo con il direttore esecutivo dell’AIE, Fatih Birol, Takaichi aveva ribadito l’importanza di una risposta congiunta in tempi di crisi. Il Giappone ha inoltre chiesto di intensificare la collaborazione con gli altri Paesi produttori e consumatori di petrolio, per affrontare le sfide legate all’equilibrio dei prezzi e alla sicurezza delle forniture.
Le azioni intraprese dal Giappone e dagli altri Paesi membri dell’AIE dimostrano quanto il settore energetico globale sia interconnesso e sensibile agli sviluppi geopolitici. La crisi in Medio Oriente, con le sue ripercussioni sul traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, continua a rappresentare una delle sfide principali per la sicurezza energetica mondiale.


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