Il laghetto ribolle e il terreno fuma: siamo alla Mefite di Rocca San Felice, nella valle d’Ansanto, nel cuore dell’Irpinia. Questo piccolo ma straordinario geosito, conosciuto fin dall’antichità come la “porta dell’inferno” e citato da Virgilio nel VII libro dell’Eneide, continua ancora oggi a sorprendere con i suoi misteriosi vapori. Si tratta di un laghetto sulfureo poco profondo, dove l’acqua ribolle non per il calore, ma per i gas che risalgono dal sottosuolo. Una miscela di anidride carbonica (CO₂) e acido solfidrico (H₂S) fuoriesce continuamente, rendendo la Mefite una delle più importanti emissioni naturali di CO₂ in area non vulcanica d’Europa.
Il paesaggio circostante appare quasi lunare: poca vegetazione, terreno biancastro e un odore pungente nell’aria. Un tempo qui sorgeva un santuario dedicato alla dea Mefite, divinità temuta e venerata dalle popolazioni sannitiche e irpine per il suo legame con le forze profonde della terra.
Ma come è possibile un degassamento così intenso in una zona senza vulcani attivi? La risposta sta nel sottosuolo. In profondità, antichi sedimenti ricchi di carbonio rilasciano gas che, attraverso fratture e faglie, risalgono verso la superficie. La CO₂ si mescola con le acque sotterranee e con altri gas, generando un sistema idrotermale che alimenta le emissioni visibili presso il laghetto.
Fenomeni simili si osservano anche in altre aree “silenziose”, lontane dai crateri, dove la terra continua a “respirare” senza bisogno di un vulcano visibile. Alla Mefite questa energia nascosta si manifesta in uno spettacolo naturale unico, dove mito, geologia e storia si intrecciano da millenni.


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